Le storie di famiglia degli anni Settanta

Hanno preso il via il 20 gennaio scorso (e dureranno fino al prossimo 16 giugno) gli appuntamenti con le Domeniche in “Panizzi”: tutte le domeniche mattina, dalle 10:00 alle 13:00, tante interessanti iniziative, proposte di lettura e di incontro.

Segnaliamo (e vi invitiamo a partecipare a) quella in programma per domenica 10 febbraio, a partire dalle ore 10:45, nella Sala del Planisfero: la presentazione del volume “Figli delle vittime. Gli anni Settanta, le storie di famiglia”, a cura di Maurizia Morini e pubblicato nel 2012 da Aliberti.
Saranno presenti Giovanni Catellani (Assessore alla Cultura del Comune di Reggio Emilia), Maurizia Morini (curatrice del volume), i coautori Antonio Canovi (storico) e Jean-Claude Zancarini (professore emerito all’Ecole Normale Supérieure di Lione), mentre il dibattito sarà moderato da Daniele Valisena (storico e giornalista della Gazzetta di Reggio).

Clicca qui e scarica il programma delle Domeniche in “Panizzi” (file .pdf, 268 KB)

In questo volume, che unisce i punti di vista italiani e francesi attraverso saggi di studiosi e studiose di diverse generazioni, si intrecciano ricordi e narrazioni di figli e figlie di vittime del terrorismo e della mafia: la loro domanda di giustizia, la verità imprescindibile di chi è rimasto offeso nel corpo e negli affetti ma cerca comunque di uscire dal ruolo codificato di vittima.
I figli portano avanti un’operazione di memoria, di impegno civico e morale, e tentano di coinvolgere uno Stato spesso assente e poco trasparente.
Le loro narrazioni autobiografiche coniugano il bisogno di conoscenza con i ricordi personali, la memoria familiare e, soprattutto, la ricerca documentale. Le associazioni delle vittime assumono il ruolo di vere e proprie “testimoni” del tempo.

Pur avendo a disposizione buoni libri di storiografia, sul piano della ricostruzione della verità molto è ancora da fare e la storia degli anni Settanta sembra essere, fra gli studiosi come nel senso comune, oggetto di un latente disagio. Ridurre quel periodo a un’immagine esclusivamente violenta, mettendo insieme stragisti neri e sovversivi rossi, rappresenta un depistaggio operato a scapito della comprensione.
Gli scritti qui analizzati costituiscono delle fonti da cui risulta difficile prescindere quando si guarda al decennio dei Settanta, poiché esse sono memoria privata e memoria politica insieme.

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