Rigenerare al tempo della crisi

Tempi di crisi, tempi comunque buoni per le rigenerazioni. Con Eutópia l’abbiamo intuito, costituendoci un anno fa, quindi “testando” un programma culturale decisamente nuovo nella formula, che qualche buona soddisfazione ha pure restituito.

Questi incontri in Saletta sono serviti a riannodare sensibilità e temi variegati, fors’anche dall’apparenza eclettica, riportandoli alla sfera quotidiana, permettendoci di condividere ragioni e sentimenti. Pratiche essenziali per costruire un gruppo di lavoro.

Su questo dovremo continuare, ne abbiamo parlato in più di un’occasione durante l’estate e il dialogo è proseguito negli incontri di questo autunno. I quali, più o meno riusciti nella partecipazione, non hanno mai deluso per la qualità della proposta e degli intervenuti (e soprattutto delle intervenute: da Carine Reggiani a settembre, a Dalmazia Notari a dicembre).
La Saletta Civica Cooperativa, con il concorso fondamentale della Cooperativa Case Popolari e della Circoscrizione, è ora un luogo rigenerato. Tuttavia, rigenerare è come respirare: le buone pratiche non vanno sospese, tutt’altro, valgono in quanto mettono in campo processi diffusi. La relazione con la Cooperativa e con la Circoscrizione ha bisogno, per nutrire e nutrirsi, di mettere in gioco nuove soglie, ripensare nuovi luoghi.

Non si tratta – vorrei essere chiaro su questo passaggio – di fare del “buon” dopolavoro. Come si può immaginare, nel vivo di una crisi radicale del legame sociale di cui è parte (e non dominus) l’economia, una distinzione “ordinata” tra lavoro e tempo libero?
D’altronde, basta guardare le biografie di chi fa Eutópia: in diversi siamo ogni giorno nel corpo a corpo per conquistarci un contratto di lavoro degno e riconosciuto, mentre chi ha un lavoro fisso, comunque la minoranza, si trova a difendere con i denti quelli che apparivano “diritti acquisiti”.

Insieme a questo, mettiamoci dentro la volontà governativa, mai contraddetta dalla politica locale, di chiudere le Circoscrizioni, nonostante le buone pratiche messe in opera in questi anni da chi ha avuto voglia di investire in democrazia, a cominciare dalla “nostra” Settima (ora Nordest), senza la quale la nostra esperienza (Educa il Luogo, Cds, Oidp e tanti altri bei nodi della cittadinanza) non avrebbe trovato il tempo e i modi per radicarsi.

Eutópia si trova oggi nelle migliori condizioni per realizzare il proprio oggetto sociale: abbiamo sede in un luogo cooperativo e protetto, i soci-partecipanti portano un patrimonio impressionante di competenze scientifiche e politiche (oltre che di sensibilità creativa), stiamo diventando Associazione di promozione sociale
Urge, a questo punto, un tavolo di progettazione condivisivo. Saremo in grado di farlo, ciascuno mettendoci i propri talenti e ciascuno con la voglia di prestare attenzione ai talenti dell’altro? Sono estremamente fiducioso delle qualità di ciascuno, si tratta ora di costruire un percorso partecipato.
Non è banale, con le vite che facciamo, darsi il tempo e il modo per incontrarci. Ma è terribilmente necessario non perdere tempo, perché – è una fortuna! – già ora abbiamo almeno due obiettivi da sostanziare.

Uno in particolare, tenterà una nuova pratica rigenerativa nel “quadrante” Nordest della città.
Se pensiamo alla storia di questo luogo, i cui quartieri popolari vennero concepiti per dare casa ai lavoratori delle “Reggiane” e alle loro famiglie, negli anni tribolatissimi del secondo dopoguerra; se pensiamo che poco distante, in via Veneri, si è insediata in questi mesi un’altra Casa, la quale ha il guaio ideologico di fondo di voler cacciare le altre Case; se pensiamo che sull’Archivio storico delle “Reggiane” continuiamo a raccontarci le favole; se pensiamo che in città c’è una via che parla inglese e mescola l’eccellenza della società locale e la povertà di chi è immigrato; se pensiamo che siamo a pochi metri dai grandi snodi della mobilità e nel cuore di un’area in complesso mutamento…
Se pensiamo a tutto questo, ci rendiamo conto che stiamo ragionando di una straordinaria e rara opportunità.

Antonio Canovi

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