Si è spenta la stella ''Sirio''

La vita, si sa, gioca sporco. Corrode come fa la ruggine con il ferro e poi decide insindacabilmente che ad un certo punto può bastare così.

Del resto, era l’unico modo di avere ragione di un personaggio come Paride Allegri, il partigiano “Sirio”. Se non lo avesse logorato ai fianchi, in combutta con i suoi 92 anni, avrebbe fallito ancora una volta l’assalto a questo grande essere.

Grande perchè, da qualsiasi prospettiva uno voglia provare ad inquadrarne il percorso di vita ed ideale (combattente della Resistenza, agronomo, dirigente politico, ambientalista, pacifista militante), quelli come lui sono sempre stati irremovibilmente sicuri di una cosa: la propria responsabilità morale verso gli uomini e il proprio tempo era ritagliarsi un posto in prima linea, a sostenere attraverso l’impegno diretto le proprie idee.

Paride è morto, ma un intorpidito senso comune lo saluta con un cinquettìo distratto e retorico, come se stesse soltanto uscendo da un supermercato.
Questo tempo (il suo ultimo) gli è senz’altro debitore in educazione e gratitudine.

Vorrei fare di meglio.
Mi piacerebbe raccontare come una mattinata di chiacchiere su problemi ormai evaporati nel tempo (ma da lui affrontati ancora con passione ed urgenza, a sottolinearne l’indiscutibile attualità) mi abbia fatto riassaporare le tensioni umane ed ideali che ho letto anche in vite meno clamorose della sua, ma non per questo meno ricche di insegnamenti.

Il piccolo privilegio di averlo conosciuto risiede nell’aver tratto la lezione su come sia sempre possibile brillare come stelle (appunto) al di sopra della propria pigrizia, del proprio disincanto e del proprio cinismo, almeno in alternativa ad una vita consumata nelle penombre degli opportunismi, delle convenienze e delle disonestà.

Daniele Castagnetti

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