Rigenerazione di luoghi e memorie al Mauriziano

Oggi, 8 settembre, è una data cruciale per l’Italia. Pochi però sanno che per la città di Reggio Emilia questo è un giorno storico da ben prima del 1943: oggi infatti ricorre l’anniversario della nascita di Ludovico Ariosto, e la Circoscrizione Nordest, assieme al Centro di Documentazione Storica – Villa Cougnet, ha deciso di “onorare” la memoria del poeta e dei suoi luoghi con un incontro presso il Mauriziano (via Pasteur, 11 – Reggio Emilia), il palazzo di Campagna della famiglia Malaguzzi, cui apparteneva la madre del poeta e in cui egli visse, come rievoca lui stesso nella celebre IV Satira.
A partire dalle ore 17:00, si terranno una serie di incontri a sfondo geostorico e artistico-culturale, preceduti da una visita guidata al sito, curata dall’associazione Eutópia.

Abbiamo intervistato il responsabile scientifico del Cds – Villa Cougnet, Antonio Canovi, che ha spiegato le ragioni di questa iniziativa.
«Ci interessa restituire il Mauriziano alla sua natura di sito culturale – spiega Canovi – con un’identità e una personalità proprie e non come una sopravvivenza del passato. Parto da una considerazione: noi siamo ora dentro il ciclo rammemorativo del 150° dell’Unità d’Italia, bene, questo è un luogo centrale nell’assunzione che Reggio fa di se stessa proprio nel 1861, quando per la prima volta si pensa come capitale di un territorio».

In che modo avviene questo processo?
«Reggio all’indomani dell’Unità sente il bisogno di competere con le altre due capitali vicine, Parma e Modena, ma anche con Ferrara. Nel 1861 dunque, anche grazie all’operato della neonata Gazzetta di Reggio, si apre la questione sull’urgenza di acquisire il Mauriziano come un bene comune: prima infatti ci si era appellati ad esso come al “Palazzo” dei Malaguzzi, o al “Casino dell’Ariosto”, un’entità quindi legata alla gloria personale di una famiglia, senza rapporto con lo spazio pubblico cittadino.
Lo stesso Orazio Malaguzzi, colui che dopo la morte dell’Ariosto si preoccupa di inscrivere la memoria del poeta nel luogo, facendo affrescare lo stesso
“Camerino del Poeta”, al momento di commissionare l’arco di accesso che sta sulla via Emilia vi fa apporre una scritta volta a perpetuare la propria reputazione: “Horatius Malagutius”.
Soltanto nel 1874, al termine della ristrutturazione compiuta dall’Amministrazione comunale, compare l’epigrafe
“Onorate l’Altissimo Poeta”. Ma lì erano intervenuti i grandi eruditi locali, Prospero Viani, Naborre Campanini, lo stesso Gaetano Chierici, i quali comprendono la grande opportunità, per Reggio, di trasformare questa villa in un monumento cittadino.
Si tratta di una circostanza significativa. Quel passaggio da residenza a monumento avviene in un clima di mobilitazione civile degli intellettuali, i quali comprendono che per la città, elevata a capoluogo, è giunto il momento di pensarsi oltre la cerchia delle proprie mura. In senso non solo figurato, ma proprio fisico: adottando il
“Casino dell’Ariosto” tra i grandi palazzi cittadini. Ma bisogna anche dire che i primi ad intuirne la forza quale luogo pubblico sono stati i francesi».

Come, i francesi?
«Durante il periodo napoleonico, il maresciallo Macdonald e il generale Miollis organizzano una festa civica il 20 vendemmiale dell’anno IX, ossia la domenica 12 ottobre 1800, che a partire dalla visita in gran pompa resa al “Casino di campagna dell’Ariosto” coinvolge tutto lo spazio urbano nel senso più vasto, con tanto di albero della libertà in “Piazza Grande” e posa della prima pietra “lungo lo Stradone fuori di porta Castello”.
La festa viene studiata nei minimi particolari e vi sono già presenti l’elemento monumentale, quello civico e quello ludico: i francesi avevano un particolare talento per questo genere di iniziative. Sono sempre loro a far affliggere la targa in via Palazzolo, nella casa ove è nato il poeta, poi rimossa in epoca fascista perché portava la firma dei “francesi”. In ogni caso, quello che ci interessa è sottolineare come, a partire da qui e in particolare in seguito all’Unità, vi siano stati diversi tentativi di ricongiungere il sito ariostesco, in questa sua nuova veste pubblica, alla città».

Qual è il collegamento tra lo spazio del Mauriziano, la sua funzione pubblica e l’Unità?
«Il Mauriziano, a chi lo visiti, si presenta come un paesaggio distintivo, così racchiuso tra il Rodano e il rio Ariolo fa veste di una terra emersa tra le acque. Una terra, si badi bene, non arcadica, posta come si trova accanto alla via Emilia ha visto passare la storia – per così dire – a un tiro di freccia.
E’ luogo di memoria, perché ha saputo accogliere e stratifica in sé memorie diverse, senza stravolgersi. Tuttavia, la città di Reggio, i suoi abitanti non hanno saputo farlo davvero, intimamente, proprio. Nonostante i generosi tentativi compiuti a più riprese.
Nella guida Ruozzi, edita dall’Istituto Artigianelli nel 1890 con testi di Campanini, sono ben dieci le pagine che gli sono dedicate: più della Ghiara e del Teatro Municipale!
Nel Novecento si assiste a una serie di usi che stravolgono il sito, che a un certo punto viene tra l’altro riadattato in una scuola elementare, con tanto di orinatoi di fronte al Camerino dell’Ariosto!
Il Fascismo tenta anch’esso di appropriarsi del luogo, ricostruendo l’arco d’ingresso. Nel 1933 vi si pone sopra l’iscrizione
Mauriziano, traendola dalla satira dell’Ariosto, e si prosegue nel tentativo di nobilitazione, che però si concentra sull’aspetto artistico, peraltro con scarsi risultati, tralasciando il contesto territoriale e la sua portata pubblica. Da qui il bisogno di rigenerare il luogo di cui ci siamo fatti promotori».

Lei ha usato il termine “rigenerare”: cosa intende con questo termine?
«Quello che emerge dalla storia e dai diversi tentativi compiuti per valorizzare il sito ariostesco è la necessità di collocare nel paesaggio, rigenerare appunto il luogo del Mauriziano, in tutta la sua articolazione di edificio, parco e luogo di sociabilità pubblica. L’opera di restauro è importante per la preservazione, ma non aiuta a ricostruire il sito nella sua dimensione olistica in rapporto con l’ambiente».

Ecco le premesse a una giornata nata per riacquistare alla memoria della città un luogo e un’eredità storica, per rigenerare quel “Maurician” che come scrisse Ariosto, immaginandosi in dialogo con la sua città natia, quasi mezzo secolo fa “non mi si po de la memoria torre”.

Daniele Valisena

L’articolo è originariamente apparso sul numero dell’8 settembre 2011 della Gazzetta di Reggio, che ringraziamo (al pari dell’autore) per avercene concessa la ripubblicazione.

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