Lettere al direttore

Una stroncatura giornalistica può sempre capitare, ma qualche volta si sente il bisogno di sostenere le proprie ragioni.

Quanto è stato scritto sulla stampa locale in merito alla giornata ariostesca intitolata “Di nuovo… al Mauriziano” (da noi organizzata lo scorso 8 settembre) ci sembra meritare qualche puntualizzazione, se non altro perché un giudizio sui risultati dell’operato di chiunque andrebbe sempre formulato partendo da dati di fatto

Gentile direttore,

Mi sono domandato una volta di più, leggendo l’ampio articolo dedicato dalla Gazzetta al compleanno dell’Ariosto, che cosa rappresenti il Mauriziano per la città.

Questo sito, che riflette prima ancora delle glorie il sentimento poetico dell’Ariosto, accende ormai da 150 anni una ciclotimia di passioni e frustrazioni senza pari a Reggio Emilia. Perciò da qualche anno – con il concorso fondamentale della Circoscrizione Nordest – una “compagnia di giro” composta da studiosi, artisti e amici del Poeta ha provato ad immaginare una giornata per raccontarne la bellezza.
“Di nuovo… al Mauriziano” nasce dunque come un meditato, e partecipatissimo, progetto di rigenerazione. Non di ricordanze!

Lo scorso 17 gennaio, consapevoli di quanto sia impervio apprendere il sito geostorico del Mauriziano ad una città che tanto si è globalizzata, abbiamo pure dato alle stampe un breve, ma puntuale lavoro di documentazione storica (lo si trova nella collana editoriale del Centro Documentazione Storica di Villa Cougnet).

Ecco, la cifra culturale e umana di questa manifestazione che la Gazzetta ha inteso archiviare – e davvero dispiace – come “occasione perduta”.
Questo 8 settembre, di lunedì, in concomitanza con la “Giarèda”, il Mauriziano si è riempito di persone che amano, insieme alla cultura, anche il paesaggio in cui – quale valore! – si trova tuttora immerso.

Peccato che la giornalista inviata dalla Gazzetta sia rimasta insensibile dinanzi a tanta bellezza, così compresa nella sua vis polemica da non vedere né sentire il mondo attorno, altrimenti abitato da narrazioni storiche, paesistiche (un grazie speciale al Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale e ai suoi tecnici per aver aperto al pubblico il proprio impianto), antropologiche (sempre bravissimo Carlo Baja Guarienti), artistiche (con la guida dedicata, Vida Borciani), sino alla straordinaria serata con i maggerini della Val d’Asta ed il Museo del Maggio (presente il responsabile scientifico, Benedetto Valdesalici) che ci hanno fatto Rodomonte.

C’è stato anche questo, lunedì 8 settembre: l’Appennino è sceso al piano e ha cantato la bellezza dell’Ariosto come nessun convegno paludato saprebbe fare.

Manifestazioni di questo tenore, tanto partecipate e variegate e capaci di tenersi per mano attorno al medesimo filo rosso, non avvengono per caso.
Attorno al Mauriziano è cresciuta una progettazione di cultura, dal basso, che ha fatto rete (voglio qui ricordarne due: il Circolo degli Artisti e il Gabbiano) mettendo a sistema competenze umane ricche con pochissime risorse economiche.

Altro che contenitore! Siamo di fronte ad un laboratorio del fare e del pensare, sarebbe forse il caso di trarne qualche buona meditazione per migliorare lo stato culturale di una città che tanto ha paura di sognare.

Antonio Canovi
Storico della memoria

Egregio Direttore,

Ho letto con stupore, a pagina 11 della Gazzetta di Reggio del 9 settembre, il ritratto della giornata ariostesca al Mauriziano firmato da Giulia Bassi.

L’obiettivo polemico – si coglie facilmente – è in generale la gestione delle celebrazioni per l’anniversario della nascita del poeta da parte delle autorità reggiane preposte alla valorizzazione del nostro patrimonio culturale. Ma se su questo si può discutere, essendo un argomento di ampio respiro e soggetto a valutazioni soggettive, il bersaglio specifico dell’articolo è per me incomprensibile: si rinfaccia, infatti, agli organizzatori una giornata priva di contenuti e ricca solo di cibarie.

Difendere lo spessore della giornata non spetta certo a me, che in questa occasione ho parlato per oltre un’ora (a un pubblico per mia fortuna attentissimo e superiore al numero di posti a sedere disponibili) della Reggio cinquecentesca e di Ariosto, del suo soggiorno in Garfagnana, del suo rapporto con la storia e la letteratura, del Furioso come eredità condivisa da tutte le generazioni che in questi cinque secoli l’hanno letto e amato; ma penso che sia legittimo da parte mia essere stupito di una versione dei fatti che ha un rapporto alquanto debole con la realtà.

Nell’articolo, infatti, non si parla non solo di quel dibattito – che poteva anche essere trascurato – ma neppure della bellissima visita sotto la guida di Vida Borciani, né delle quartine ariostesche cantate dalla Compagnia Monte Cusna – Val d’Asta e introdotte da Benedetto Valdesalici.
Insomma, non si parla di nulla fuorché del buffet, che avrebbe fatto comparire la gente da ogni dove “in un Mauriziano fino a quel momento disabitato“.

Quanto fosse disabitato il Mauriziano durante la conferenza, lo provano le fotografie che metto a disposizione Sua e dei lettori della Gazzetta, i quali giudicheranno con i loro occhi.
Certo, la fotografia che ritrae la sala centrale del Mauriziano vuota con la didascalia “una sala semivuota durante il pomeriggio” è frutto nel migliore dei casi di distrazione, nel peggiore di un’incomprensibile volontà denigratoria.
Come si vede chiaramente dai tecnici al lavoro, infatti, la foto è stata scattata durante il riallestimento fra i diversi eventi: stiamo smontando il proiettore e le sedie non sono distribuite in file al centro della sala, come erano durante la conferenza, ma allineate lungo il muro.

Ma vorrei aggiungere un particolare che ad alcuni lettori potrebbe sfuggire: in alcune delle foto qui allegate compare proprio la Vostra giornalista in mezzo alle numerose persone che hanno seguito con attenzione la visita guidata.

Mi dispiace sinceramente che Giulia Bassi, che conosco e stimo da molti anni, abbia scelto questo mezzo per la sua polemica: credo che come giornalista e come persona possa fare decisamente di meglio.
E trovo che una sua lettera di scuse a chi ha profuso tanto impegno per realizzare quella giornata non sarebbe fuori luogo.

Un cordiale saluto,

Carlo Baja Guarienti

Gent.mo Direttore,

Chi scrive è il Responsabile scientifico del Museo del Maggio di Villa Minozzo (Re) che, dopo aver letto sul suo quotidiano del 9 settembre l’articolo di Giulia Bassi dal titolo “Ricordando Ariosto col buffet”, con occhiello in prima e un paginone all’interno, si è molto irritato per la scotomizzazione della cronista del Maggio drammatico Rodomonte cantato dalla Compagnia maggistica Monte Cusna di Asta di Villa Minozzo, dopo il “famoso” buffet!

La cronista, per altro una brava e riconosciuta critica musicale, avrà avuto le sue buone ragioni per reagire ai festeggiamenti in questo modo sarcastico, né voglio discuterle, ma una quarantina di montanari erano scesi a valle per offrire a Ludovico, nel giorno del suo 540° genetliaco, un frammento di quel “rottame di antichità” che è il nostro Maggio drammatico cantato, che tanto deve all’epica ariostesca.
Non è questa una notizia?

Eppure la Compagnia maggistica Monte Cusna, capeggiata da Giordano Zambonini, ha cantato frammenti dal Maggio Rodomonte che sicuramente hanno rallegrato uno dei più grandi poeti italiani, se non il più grande!
Noi siamo certi che il festeggiato ha goduto di quest’omaggio epico e poetico che tramanda ancora la follia per amore di Orlando, la forza e il coraggio di Rodomonte, la genealogia (fino agli Este) di Ruggero, le gesta di Marfisa e Bradamante.
Devo dire che il pubblico ha apprezzato e gli scroscianti applausi finali ne sono stati la prova.

Non capisco perché la sua cronista, per il piacere della polemica, l’abbia forcluso. Forse non l’ha nemmeno visto e ascoltato o forse la sua polemica sarebbe stata meno eloquente se avesse segnalato che i montanari hanno nel cuore questo poeta.

Per la cronaca, il buffet è stato servito a ora di cena e aveva la semplice funzione di trattenere il pubblico.
Era una piccola festa, per dire, non c’era nemmeno la torta e le candeline da far spegnere a messer Ludovico, ma poi la Compagnia maggistica Monte Cusna ci ha messo l’anima.

Questo articolo polemico lo si può scrivere sempre: è la fotocopia, della fotocopia, della fotocopia di una porcheria.
Cronisti come arcieri che devono scagliare le proprie frecce contro qualsivoglia bersaglio istituzionale senza nemmeno “realmente” assistere all’evento?
Sarebbe questo il giornalismo che informa, forma e coltiva lo spirito critico della cittadinanza?
Una delle poche volte dove si poteva parlare con dovizia di particolari delle nostre belle e un po’ dimenticate tradizioni appenniniche, legate indubitabilmente alla poetica ariostesca, se ne perde l’occasione ripetendo una polemica che ignora i fatti.
Imperdonabile!

Per il Museo del Maggio,
Benedetto Valdesalici

Spettabile Direttore,

Mi rivolgo a Lei come garante della correttezza di quanto viene stampato sul suo giornale.
Le segnalo pertanto che l’articolo apparso il 9 settembre sul compleanno dell’Ariosto al Mauriziano ha centrato erroneamente il suo bersaglio su elementi o marginali o non veritieri, tralasciando la vera natura e l’alta qualità di questo come di altri eventi qui celebrati.

E’ stato infatti dato eccessivo rilievo alla degustazione di alcuni prodotti tipici (stava tutto dentro ad un’inquadratura), apprezzata tanto per la qualità quanto perché la varietà dell’offerta culturale si è estesa dalle 17:00 sino alla tarda serata.
E ancora: l’affluenza è stata numerosa sin dal primo pomeriggio, il Mauriziano non era assolutamente disabitato, tuttavia ho visto scattare alcune foto della sala proprio nel momento in cui le sedie erano state portate a parete per dar modo di allestire lo spazio per lo spettacolo dei Maggi.
Mi ero chiesta stupita di quegli scatti, apparentemente inutili. E continuo ora a chiedermi: a che scopo l’articolo così connotato?

Da anni partecipo attivamente alle iniziative culturali svolte al Mauriziano dopo la fusione della VI e VII Circoscrizione nella Nordest. Posso pertanto garantire la coerenza con il Luogo di tutti gli argomenti trattati.
O forse qualcuno non sa che non si studia più un’artista avulso dal suo contesto, come si faceva nelle biografie dell’anteguerra!?
Lunedì, al Mauriziano, per descrivere lo stretto rapporto intercorso tra la figura del poeta uomo e dell’uomo letterato è stato analizzato il periodo storico in cui è vissuto, estendendo lo sguardo sulla natura degli eventi politici del tempo, ma anche sul paesaggio di acque rimembrato nella VI satira, sito tra la via consolare, il Rodano e l’Ariolo che attraversa ancora la proprietà.

Si è fatta geostoria, evocando la primigenia passeggiata archeologica (seconda in Italia solo a quella del Papa), invitando a visitare l’arco trionfale, senza trascurare l’ultimo impianto di sollevamento delle acque che il Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale ha voluto intitolare all’Ariosto.
Si è fatta cultura, non pedante ma innovativa. Tutto questo da persone di assoluta qualificazione e competenza.
Troppo poco? Certo non il “Di nuovo”, seguito “da niente”…

Che dire, ancora, dei Maggi giunti per l’occasione dalla val d’Asta? Rappresentano un importantissimo retaggio culturale ariostesco, la trasposizione vivente del rapporto intercorso tra letteratura e cultura popolare, in un’osmosi secolare.
O la cultura popolare non conta più a Reggio Emilia?

I partecipanti ai compleanni dell’Ariosto (lunedì era il terzo) sono sempre stati numerosi, pur in concomitanza con la “Giarèda”.
Le persone amano ancora, se adeguatamente informate, avvicinarsi ai luoghi del sapere.

Cordiali saluti,
Prof.ssa Giovanna Iori

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5 commenti a Lettere al direttore

  • Domenico Albertini

    Ho assistito alla serata al Mauriziano e sinceramente non capisco le polemiche.
    E’ stata una serata veramente emozionante e sentire risuonare le gesta di Orlando, Ruggero e dei Paladini proprio nelle sale dove il poeta ha vissuto ha contribuito a creare una atmosfera che nessun dotto convegno avrebbe potuto creare. Ed è straordinario che questo retaggio culturale sia sopravvissuto nella tradizione popolare della nostra montagna.
    Secondo me non c’era modo di ricordare l’Ariosto in un modo più efficace. Peccato solo per i posti limitati.

  • Roberta Pavarini

    Lo avevo già fatto ieri qui https://www.facebook.com/pavariniroberta, ma rinnovo i miei ringraziamenti ai collaboratori instancabili e appassionati Antonio Canovi e Carlo Baja Guarienti per il loro testimoniare non solo quel che è realmente accaduto lunedì 8 settembre, ma quel che sta da anni nelle nostre corde e che partecipa del pensiero e delle competenze (spesso gratuite) di molti
    Mi auguro che il nostro lavoro necessario e collettivo possa proseguire in futuro accompagnato da un doveroso riconoscimento anche da parte della stampa.

  • Daniele Ganapini

    Credo che i ritardi “accumulati” dalle diverse iniziative rispetto al programma iniziale, dovuti alla forte partecipazione e alle domande dei cittadini, parlino da soli.
    Il calore e gli applausi attorno agli interpreti del “Maggio” sono forse la migliore espressione di come il Mauriziano, quel giorno, fosse tutto tranne che deserto.
    Complimenti agli organizzatori.

  • Alessandro Ardenti

    Inutile intristirsi… Saper utilizzare le pause è un fatto musicale, quindi soprattutto di armonia.
    Hai ragione tu Antonio: la sospensione, con o senza puntini, obbliga ad avere coraggio, a superare la paura!

  • Gianluca Cantergiani

    Era il minimo.

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