What's the English for ''Giralastoria 5''?

Siamo di nuovo in sella e pronti a partire con Giralastoria: il ciclo di esplorazioni attraverso la storia e il territorio di Reggio Emilia è ormai giunto al quinto appuntamento.

In questa occasione, mercoledì 18 aprile, saranno graditi ospiti degli organizzatori (Circoscrizione Nordest, Cds – Villa Cougnet, EutópiaAssociazione “Tuttinbici” Fiab e Centro Sociale “Venezia”) due delegazioni di studenti: i ragazzi provengono dai Paesi Bassi e dalla Cechia e sono in visita in città nell’ambito degli scambi del circuito europeo Comenius, che vede come scuola capofila per Reggio l’Istituto “Scaruffi-Levi”.

La circostanza – inedita per il pur rodato format di Giralastoria – ci ha imposto un grande lavoro preparatorio: la novità del percorso, con ragazzi e ragazze che in bici collegano due siti di eccezionale importanza storico-artistica, entrambi fuori l’esagono delle mura, darà luogo ad una vera e propria esplorazione del territorio.
Esplorazione in lingua inglese, come il titolo di questo post vuole suggerire: un nuovo possibile “indotto” di servizi culturali dove convogliare le sinergie e le competenze che orbitano attorno a Cds ed Eutópia.

Clicca qui per scaricare la versione stampabile

Ad introdurre questo nuovo appuntamento, vi proponiamo la lettura di una nota a cura di Antonio Canovi dal titolo “Ritorno all’Ariosto – Un progetto di fruizione integrale del Parco del Rodano e del sito memoriale del Mauriziano”

Un luogo matrice generativo della città contemporanea

Il Mauriziano sorge sulla soglia storica tra la città e il forese, adagiato “fuori porta” al di là del Rodano. Prende il nome dalla Villa in cui sorge, con la bella chiesa parrocchiale dedicata a San Maurizio, “al di qua” del torrente; lungo il medesimo lato, a sud della via Emilia, si stende il borgo Venezia.
Il ponte sul Rodano – torrente che ha la caratteristica di essere alimentato tutto l’anno da un sistema di risorgive, facendone la quarta via d’acqua per portata nella provincia – costituiva il confine ideale proiettato dalla città storica, che vi manteneva un posto di sorveglianza. Si tratta peraltro di un luogo riverberato nella memoria delle “patrie” battaglie, da quella tra napoletani e francesi alla più recente tra partigiani e nazisti.

La collocazione geostorica – liminale alla via consolare che ha generato la regione, al sistema anfibio matrice dell’insediamento padano e alla proiezione storica della città medievale – restituisce al Mauriziano un’identità prismatica che ben si correla alla morfologia della città contemporanea.
Nell’abitare una geografia di confini rinveniamo la suggestione primaria del sito, il quale si offre come luogo “non finito” o, meglio ancora, quale narrazione sospesa. Incompiuta è la rappresentazione come sito memoriale, nonostante le reiterate significazioni monumentali perseguite dall’Unità ad oggi.
Al Mauriziano si continua ad andare come ad una sorgente pietrificata di remote grandezze, verso cui serbare silenziosa ammirazione; per converso, sempre più marcata, in questi ultimi lustri è venuta avanti la tendenza a farne la bella scenografia per altri, vari e non sempre meditati eventi. Ma così procedendo saremmo destinati a perdere quel profilo distinto che ha nutrito, sia pure in modo alterno e non perseverante, l’identità culturale di questo sito.

La presente carta di intenti sta qui a significare che è tempo di imprimere una forte discontinuità nello stato di cose presenti.
Si tratta di assumere il Mauriziano come luogo che abita integralmente nel proprio respiro e non più quale contenitore vivificato da pur significative presenze, però tra loro disconnesse.
Stendere un progetto di fruibilità significa, in coerenza con quanto descritto sopra, valorizzare questo sito patrimoniale in modo che possa e sappia corrispondere ai bisogni culturali che la città del presente va formulando. In tal senso, il “non finito” insito nella narrazione del Mauriziano va accolto come il connotato più autentico e originale di un luogo matrice generativo.
Metafora e proiezione simbolica della città contemporanea, nel Mauriziano si può ben riconoscere la valenza di luogo baricentrico, il portale orientale di Reggio Emilia.

Un Paesaggio di Fantastica Reggianità

“Coinvolgere nella narrazione e nella interpretazione del patrimonio territoriale tutti i soggetti che condividono gli obiettivi del progetto”, così recita l’articolo 3 dello Statuto steso dalla rete Eut (Ecomuseo Urbano di Torino). In tale mandato “federativo” ci riconosciamo.
“Interpretare” il patrimonio culturale è il contrario della sua musealizzazione. Significa che dei luoghi occorre fare esperienza, ponendoli in relazione dialettica con i soggetti che li abitano e rappresentano. Prendersi cura del patrimonio culturale comporta la promozione di azioni di reciprocità, tessere relazioni di ascolto, rinarrare nel tempo-luogo presente.

Giusto il profilo geostorico sopra abbozzato, riconosciamo nel Mauriziano il luogo-scrigno, custode di una poetica che ha trapassato il tempo della modernità e si ripresenta oggi come luogo-matrice generativo di nuove narrazioni per accompagnare la Reggio contemporanea. Nel patrimonio culturale del Mauriziano vi sono tre matrici che attendono di essere interpretate e rinarrate: il Paesaggio, la Reggianità, la Fantastica.

1) narrare nel Paesaggio periurbano: sito di soglia fra le vie d’acqua e le vie di terra, confine storico tra città e campagna, il Parco del Rodano e del Mauriziano può ben vestire i panni di laboratorio ambientale dell’agricivismo per Reggio Emilia

2) narrare la Reggianità che cambia: in un mondo che gira, riprendersi la lingua “familiare” significa interrogare la tradizione come sapere glocale, senza reificazioni, anzi, nella convinzione che la “produzione della località” di cui parlano gli antropologi vive e si riproduce nella capacità a reinventare i propri codici culturali

3) narrare con la Fantastica l’oriente della città: perché bisogna riconoscere al Mauriziano, dopo mezzo millennio, la personalità di un luogo che sfugge ai tentativi di codifica, e dunque non va istruito ma evocato e trasfigurato, in accordo con il poetare dell’Ariosto; ci piace pensare ad una città quasi “invisibile” e cangiante, e a questo come al sito prediletto ove nutrire l’immaginario

Nota storico-artistica

L’accesso storico al sito del Mauriziano è dalla via Emilia, tuttora percorribile in via ciclopedonale.
Attraverso il grande arco trionfale, scorrendo lungo un viale di pioppi cipressini, l’occhio guadagna il primo scorcio della casa natale dell’Ariosto.
La realizzazione dell’impianto monumentale che sostiene tale scelta prospettica risale a Orazio Malaguzzi (morto nel 1583). Sostanzialmente immutato per tre secoli, all’Arco rimette mano l’Amministrazione comunale di Reggio Emilia nell’occasione celebrativa del quarto centenario della nascita dell’Ariosto (1874).

Ne risulterà, come d’uso all’epoca, un intervento di radicale restauro, con la costruzione del cornicione che gira tutt’attorno e la sovrapposizione di un attico. Per l’occasione sono apposte alcune iscrizioni. In sostituzione dell’originale, viene inciso un verso commemorativo: “VIII settembre MDCCCLXXIV / Commemorazione della nascita / di / Ludovico Ariosto”; quindi i due vasi in marmo bianco di Verona in linea classica, con manici, ricolmi di frutta, opera dello scultore reggiano Riccardo Secchi; mentre negli sfondati sovrastanti le nicchie sono poste le famosissime terzine della IV Satira, indirizzata nel 1523 al cugino Sigismondo Malaguzzi per raccontare della grande malinconia che di quel luogo prova, trovandosi lontano dalla famiglia (Castelnuovo Garfagnana, dove era stato inviato come commissario ducale) in un luogo che reputa ostile.

Nel riordino decorativo del 1933, c’è un elemento innovativo che va sottolineato. L’iscrizione dipinta sul fregio “Onorate l’Altissimo Poeta”, viene sostituita per deterioramento in occasione del quarto centenario della morte dell’Ariosto, con la targa marmorea che si legge oggi: “Il Mauriziano”.
Non è un semplice aggiornamento. Questa targa rappresenta l’indizio di un mutamento semantico intervenuto nel frattempo: consegnate alla storia le odi al Poeta, si approda nel presente al riconoscimento nominale di questo luogo, attribuendogli il valore patrimoniale di sito culturale. Ciò che, peraltro, già si era cominciato a riconoscere dalla fine del XIX secolo nei commentari storico-artistici dedicati al “tour” del Bel Paese.

Il cambio di paradigma, dalla retorica classicista delle “rovine” alla loro riorganizzazione urbanistica in chiave “patriottica”, aveva cominciato dopo l’Unità.
Se guardiamo ai materiali e alle soluzioni decorative utilizzate per tale restauro, ritroviamo una sostanziale analogia con l’intervento parimenti radicale realizzato qualche anno prima alla Porta Santa Croce. Medesimo è anche il committente, l’Amministrazione comunale, la quale era entrata in possesso del complesso del Mauriziano nel 1863.
Il Consiglio comunale venne infatti riunito in seduta pubblica per votarne l’acquisto – sotto la presidenza del sindaco Pietro Manodori, dopo aver raccolto il parere favorevole del Re d’Italia Vittorio Emanuele II -, accordandosi con il Conte don Girolamo Malaguzzi Valeri, prevosto della basilica di San Prospero (pagandolo quasi 8.000 lire).
La procedura pubblica scelta per l’acquisizione è un indizio chiaro della centralità accordata al Mauriziano, nel momento in cui il Comune di Reggio veniva ad assumere il ruolo di capoluogo provinciale. In una città lungamente sottomessa a Modena, e pure mai davvero subalterna, l’Unità d’Italia rappresentava la prima reale prospettiva (dopo la breve stagione napoleonica) di un riscatto.

In tal senso, va colta (ma andrebbe anche approfondita) l’analogia tra i due interventi. L’intervento di ricostruzione a Porta Santa Croce, va detto, avviene mentre si prosegue nell’abbattimento delle mura, e continuerà imperterrito sino alle soglie del XX secolo, senza risparmiare anche le porte artisticamente più suggestive (San Nazario).
La monumentalità dell’operazione si coglie nel disegno scelto per la Porta: attraverso il grande volto a due archi, al modo di un arco di trionfo, l’Amministrazione mira a farne il nuovo portale a Nord del capoluogo, ponendo in dialogo stretto la città storica e la nuovissima (1859) linea ferroviaria nazionale. Tanto più che, nelle intenzioni del Comune, la stazione ferroviaria avrebbe dovuto essere realizzata fuori Porta Santa Croce e non, come è avvenuto per decisione ministeriale, longitudinalmente a Porta San Pietro.

Con il medesimo intento, di nuova fondazione monumentale all’altezza di un capoluogo, per il Mauriziano viene prescelta una soluzione che potesse rievocarne nel modo più solenne le glorie trascorse: da un lato, l’antica via consolare attorno alla quale si è organizzata Reggio e l’intera regione Emilia, dall’altro il viale che porta al più avito tra i poeti nativi, tra l’altro con la preoccupazione (mai sopita) di richiamarne la reggianità, quando era noto al mondo come “ferrarese”.
Il decoro paesistico del viale conferma questa intenzione: è lungo 250 metri, contornato di pioppi cipressini (prima della gelata del 1956, cipressi e siepi di bosso), in perfetta simmetria con la residenza rinascimentale dell’Ariosto, questa ombreggiata di platani.

In tempi più recenti è stato realizzato un secondo accesso ciclopedonale a sud-ovest, attraverso il ponticello che scavalca il Rodano. Merito prezioso di quest’opera è stato il raccordo “gentile” del Mauriziano, per tramite di una via che ne sottolinea la relazione storica con il sistema delle risorgive, all’abitato detto “Venezia” e al Parco delle Acque Chiare.
Tale accesso costituisce oggi insieme all’accesso storico sulla via Emilia l’asse strategico di collegamento della città con il Mauriziano.
Vi è ancora un terzo accesso, a sud, pensato per la mobilità su gomma. Su tale via, sviluppatasi complessivamente nel corso degli anni ’70 e ’80 a ridosso del sito, insistono una serie di lotti edilizi realizzati.
Tale commistione costituisce un elemento critico e domanda un intervento di riqualificazione, da collegarsi con la ristrutturazione del fabbricato rurale (ex casa colonica) prospiciente.

Antonio Canovi

Giralastoria 5 – Di Regge e di Acque
Un’esplorazione geostorica nella Reggio “anfibia”
I luoghi, l’itinerario e il programma


Visualizza Giralastoria 5 – Di Regge e di Acque: un’esplorazione geostorica nella Reggio “anfibia” in una mappa di dimensioni maggiori

Clicca qui per scaricare la versione stampabile

Ore 12:00

Ritrovo in piazza Prampolini: è la piazza del “libero comune”

Palazzo del Comune: l’inizio dei lavori data al 1414 (come si legge in un blocco di arenaria); il Consiglio comunale prende avvio nel 1434

Sala del Tricolore: nasce come archivio comunale, su disegno di Lodovico Bolognini tra il 1744 e il 1754. Il 7 gennaio 1797 vi si acclama la Repubblica Cispadana, con vessillo il Tricolore (dal 1848 bandiera nazionale italiana)

Portico del Broletto: risale alla metà del XVI secolo, la facciata sulla piazza risale al 1786 (architetto Giuseppe Barlaam Vergnani)

Cattedrale: la fondazione risale all’857 (in origine dedicato a Santa Maria), la facciata viene ultimata nel 942.
Nel 1228, un terremoto causa il crollo del campanile rotondo

Chiesa di San Giovanni Battista: è il battistero dal secolo XI. La facciata attuale risale al 1492.
Vi si scorge a fianco dell’ingresso l’unità di misura per i panni

Casa delle Notarie e Volto: sede del Collegio Notai almeno sin dal 1456, tramite cavalcavia si accedeva al Palazzo del Podestà.
Sopra il Volto di via Palazzolo vi era la Camera di tortura

Casa Malaguzzi: in angolo vicolo delle Rose, fu di proprietà della famiglia per quattro secoli (1377-1758). Un’ala era utilizzata come abitazione del Capitano degli Armigeri, per un certo periodo ha funzionato da sede per il Consiglio comunale.
Qui è nato il poeta Ludovico Ariosto

Fontana del Crostolo: la scultura risale al 1732-34, nel 1754 formava un complesso ornamentale – insieme ai fiumi Secchia e al Panaro – nel parco della Villa Ducale di Rivalta. Nel 1802, per iniziativa del Comune, trova posto in piazza sopra il pozzo preesistente, diventando il simbolo della nuova epoca sociale

Palazzo Capitano del Popolo: origina al 1280, come sede del Capitano del Popolo, una carica militare a fianco del Podestà; restaurato a più riprese, nel 1913 diventa sede dell’albergo Posta.
Vi si può visitare il bel salone interno, restaurato per usi di rappresentanza, che servì ai Consigli della Comunità (Sala dei Difensori)

Palazzo Monte Pietà: origina al 1188, nel 1281 viene unito al Palazzo del Capitano del Popolo. La torre di sentinella, che data al 1216, ospita nel 1386 un primo grande orologio pubblico (sostituito nel 1483 con un modello meccanico dotato di figure mobili raffiguranti la Madonna e i Re Magi, ora al Civico Museo).
Dal 1848 è sede della Cassa di Risparmio, poi della Fondazione Manodori

Via Emilia: è il decumano della città romana, denominata “Regii Lepidi” dal console Marco Emilio Lepido (data convenzionale di fondazione: 187 a.C.).
Secondo altri studiosi, il nome proviene da “Regiates”, termine di origine ligure (a fondarla sarebbe stato un gruppo proveniente da Velleia)

Ore 12:30 – 13:15

Percorrendo la via Emilia in direzione est usciremo dalla città storica, portandoci davanti al vasto complesso del San Lazzaro (ex manicomio del Ducato), quindi al ponte sul torrente Rodano (località San Maurizio), storico avamposto della città e sede della dogana

Ore 13:15 – 14:45

Centro Sociale “Venezia”: situato nel Borgo omonimo, ci offrirà un gustoso pranzo sociale

Spostamento nei pressi, a 500 m. di distanza

Ore 15:00 – 16:00

Sito del Mauriziano: visita delle stanze dell’Ariosto

Ore 16:00 – 17:00

Percorso ciclabile attraverso il sistema dei parchi urbani, in direzione di Rivalta

Ore 17:00 – 18:00

Vasca di Corbelli – Reggia Ducale di Rivalta: illustrazione del sito, con particolare riferimento al sistema idraulico ivi installato, grazie ad un canale di collegamento con il torrente Crostolo

Ore 18:00 – 19:00

Percorso ciclabile lungo il corso del Crostolo, in direzione Città storica.
Siti illustrati lungo il percorso: Parco “Le Caprette” (sito dell’alluvione del giugno 1973), Ponte di San Pellegrino (statue del Secchia e del Panaro), viale Umberto I, Porta Castello e corso Garibaldi (antico varco del Crostolo in città), Basilica della “Ghiara”, piazza Gioberti (arrivo della comitiva)

Basilica Beata Vergine della “Ghiara”: la costruzione del Tempio è collegata al miracolo del “mutino” Marchino avvenuto il 29 aprile 1596, oggi ricordata da una lapide marmorea. Il ragazzo ottiene la parola e l’udito dopo aver pregato davanti all’immagine sul muro del convento dei Padri Servi di Maria, raffigurante la Vergine con il Bambino).
La posa della prima pietra data al 6 giugno 1597. L’edificio ospita un ciclo completo di affreschi barocchi emiliani.
Nel 1954 diventa basilica minore. Oggi è di proprietà comunale e gestita da una Fabbriceria

Ex Palazzo Ducale: viene edificato 1784 come abitazione del Governatore (vi sorgevano precedenti edifici religiosi), dalla Restaurazione, nel 1814, diventa residenza reggiana del Duca.
Oggi l’ala più a Nord (denominata Palazzo Allende) ospita la Provincia, mentre quella a Sud è sede prefettizia

Obelisco di piazza Gioberti: la piazza, progettata da Pietro Marchelli, sorge sull’abbattimento di un isolato operato nel 1842; l’obelisco data all’anno seguente e rappresenta un omaggio a Aldegonda di Baviera, novella sposa di Francesco V.
Durante l’Unità – per la legge del contrappasso – diventa l’obelisco dei martiri risorgimentali

Altri post collegati:

Lascia un commento

 

 

 

Puoi usare questi tag Html

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>