Verso un Tecnopolo senza memoria

Il Tecnopolo presso l’area ex “Reggiane” è ormai al via, questione di poco. Tramite le pagine della stampa locale, Antonio Canovi ha in questi giorni riproposto una serie di riflessioni in merito alle evoluzioni a cui lo spazio occupato una volta dalla grande fabbrica è stato sottoposto negli ultimi anni.

«Un danno enorme, forse irreparabile». Non usa mezzi termini lo storico della memoria ed ex direttore di ricerca a Istoreco Antonio Canovi nel commentare la situazione delle “Reggiane”. 

A 52 anni dall’occupazione, cosa resta nella memoria pubblica?
«E’ avvenuto un processo di sostituzione: le “Reggiane” veicolavano una memoria mitica della città, che è stata sostituita da una funzione urbanistica. Prima c’era il lavoro, ora c’è interesse e si discute solo di come utilizzare l’area. E’ stata ignorata la memoria degli operai, quegli stessi che hanno occupato la fabbrica e sono stati licenziati anche per ragioni politiche. La memoria delle “Reggiane” negli ultimi 20 anni è servita per portare avanti l’idea della fabbrica come “incubatore di impresa”, ma è diventato il campo di gioco delle “archistar”. Questo è grave».

Come si è arrivati a questo?
«Lavoro, impresa e sviluppo sono paradigmi che si potevano usare, ma manca il “corpo vivo”, le persone. C’è stata una cattiva amministrazione, che ha ragionato in termini provincialistici. La fabbrica non interessava più da tempo».

Nel 2005 si è svolta una giornata di iniziative poco prima della chiusura.
«E non sono stati coinvolti gli operai: tutto si è svolto come se ci fossero solo i muri, un gioco artistico dentro l’area. Noi, assieme a due grandi fotografi reggiani come Boni e Cicconi e all’editore Corrado Rabitti, abbiamo realizzato una serie di interviste agli operai, raccolte in un libro, “La fabbrica immensa”, ma non ha trovato finanziamenti».

E il Tecnopolo? Che ruolo potrà avere?
«Non comunica con il quartiere che lo ospita. Inoltre l’archivio della fabbrica, formalmente sotto tutela (la Regione lo ha affidato a Istoreco, ndc), risulta scompaginato, una parte è andata perduta o distrutta. Il rapporto con i nuovi cittadini non c’è, manca la trasmissione. Restano le iniziative “non ufficiali” del Collettivo Fx, poi ci sono luoghi come l’Atelier Bligny, il Cds – Villa Cougnet e la Circoscrizione Nordest, ma si è scelto di lasciarli andare».

Daniele Valisena

L’articolo è originariamente apparso sul numero dell’8 ottobre 2013 della Gazzetta di Reggio, che ringraziamo (al pari dell’autore) per avercene concessa la ripubblicazione.

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2 commenti a Verso un Tecnopolo senza memoria

  • Alberto

    A tutti coloro che hanno amministrato la nostra città negli ultimi vent’anni il tema della memoria delle “Reggiane” (con annessi e connessi) è stato posto con forza.
    Il risultato è stato indifferenza e totale assenza di interesse verso questi temi (che a volte è peggio di un no…), salvo qualche lodevole iniziativa della Circoscrizione VII/Nord Est, che però non ha inciso per nulla dove si “comanda”.
    Sul perché di questo atteggiamento, forse si avrebbero risposte da un’analisi psico-socio-politico-culturale dei “cervelli” che hanno governato la nostra città.
    Io non sono certamente in grado di farlo anche se, nel mio piccolo, qualche idea ce l’ho…

  • Ciano

    E che ci si poteva aspettare da una amministrazione neoliberista come quella che c’è a Reggio Emilia da circa 20 anni?

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