Director's cut

Abbiamo rovistato tra gli scarti di redazione di un noto quotidiano locale, raccattando la versione originale di questo articolo: vi si racconta tutto quello che avreste voluto sapere sulle demolizioni al deposito ferroviario di via Talami e non avete avuto occasione di leggere…

Un altro pezzo della storia delle Officine “Reggiane” è andato perduto, tra il silenzio e il disinteresse di autorità pubbliche e delle massime istituzioni storiche cittadine. Mentre si fanno proclami per la riqualificazione e le magnifiche sorti dell’Area Nord quale futuro centro propulsivo della vita economica e culturale cittadina, un altro pezzo della sua memoria storica vivente è stato distrutto.

È il presidente del Sodalizio Amici Ferrovie Reggio Emilia Alberto Sgarbi a denunciare il fatto: «Nei giorni scorsi – scrive nella lettera da lui inviata al sindaco e a diversi tra i suoi assessori – si è verificato un fatto molto grave per la nostra memoria storica e che mette seriamente in discussione i progetti di recupero e salvaguardia delle testimonianze storiche del lavoro e della tecnica riguardanti la fabbrica che ha segnato la vita della città: le Officine “Reggiane”.
Si tratta della demolizione di alcuni rotabili ferroviari storici, giacenti, ancorché in condizioni esteriori non ottimali, nei capannoni dismessi “ex Gallinari”, adiacenti al deposito ferroviario delle Fer (Ferrovie Emilia-Romagna). I mezzi demoliti sono due carrozze passeggeri del 1911 (fra i più antichi rotabili ferroviari esistenti in Italia) e un’automotrice diesel del 1936, tutti costruiti dalle Officine “Reggiane”.
Accampando come pretesto una relazione di Arpa e Igiene pubblica, relativa alle aree esterne ai suddetti capannoni, Ferrovie Emilia-Romagna (o qualche suo funzionario in “autonomia”) ha eseguito questa demolizione senza avvisare nessuno e senza nemmeno porsi domande sul perché questi rotabili erano stati conservati per così tanti anni»
.

La cosa di assoluta gravità è che le due carrozze non erano nemmeno di proprietà della Fer, ma erano state acquistate da Safre, quando Act aveva provveduto ad alienarle nel 1990.
«Ci è stato detto che le carrozze erano diventate un rifugio per senzatetto e “tossici” – spiega Sgarbi – e si trovavano in stato di degrado irreversibile. Ora, a parte il fatto che fino a due mesi fa queste erano ancora ben conservate e l’entrata dei capannoni ben protetta, il fatto di averle demolite senza averci contattato è un fatto gravissimo. Può darsi fossero arrugginite, ma non certo irrecuperabili.
Si tratta in pratica delle stesse che sono tuttora utilizzate per la linea che va a Sassuolo: quelle sono svizzere, risalgono agli anni ’40 e al tempo, come quelle prodotte dalle “Reggiane”, erano avanzatissime. Negli anni ’80 le Ferrovie italiane le hanno ricomprate dagli elvetici, che hanno modernizzato tutta la loro linea… E poi vengono a fare le pulci alle mie»
.

Oltre all’evidente lesione del diritto di proprietà, la questione delle due carrozze si inserisce in un dibattito ben più ampio, che riguarda da vicino le stesse autorità comunali e le loro intenzioni nei confronti dell’Area Nord.
Per anni si sono susseguiti proclami e dichiarazioni d’intenti riguardo alla riqualificazione e alla valorizzazione delle Reggiane, che, come nel caso del Centro internazionale “Malaguzzi”, avrebbero dovuto costituire il trait d’union tra la memoria storica e materiale dell’area e il suo futuro di polo culturale della città. Uno di questi riguardava il cosiddetto Parco storico ferroviario.
«Sono vent’anni che sollecitiamo gli enti locali – prosegue Sgarbi – perché con le nostre sole forze non saremo in grado di andare avanti ancora per molto. Abbiamo ancora le foto dell’assessore alla mobilità Paolo Gandolfi, quando nell’ottobre del 2008 prometteva la costituzione del Parco storico ferroviario.

La foto della biciclettata
Dal Deposito Act di via Talami, al Mulino di Mancasale (21 ottobre 2008)

Era qualcosa più di un’idea! La domanda che rivolgiamo agli enti locali è questa: c’è un interesse da parte loro in questo progetto?
Se sì, bene, altrimenti esistono diverse altre città felicissime di disporsi al ricollocamento dei mezzi e dei reperti storico-industriali che conserviamo: Pistoia, La Spezia, Trieste, Torino… E l’elenco potrebbe proseguire.
Piuttosto che procedere con una denuncia preferiremmo chiedere a Fer di aiutarci con questo progetto e alla conservazione delle altre macchine che hanno valore storico. Le “Reggiane” vengono celebrate per gli aerei e l’industria bellica, ma la ferrovia è l’unico settore che ha attraversato tutta la loro storia dal 1908 al 1988»
.

Il Museo della Stazione è presente negli Stati Generali del progetto relativo all’Area Nord da anni. Un passato a cui c’è bisogno di dare un senso e di collocare all’interno del tessuto memoriale e concreto di una città che ha in quel luogo uno dei cuori pulsanti della sua storia industriale e sociale.

Daniele Valisena

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