MIXITé, nuovi fermenti

Là dove prima c’era il Laboratorio Oltreluogo, ora c’è Dittongoarchitetti. Là dove prima c’era il “Pistelli”, ora c’è l’Atelier Bligny. Rimescolanze e nuovi fermenti, spore in libera uscita a Nordest della città.

Ecco quindi sbucare dal Circuito “Off” di Fotografia Europea 2012 l’esposizione  fotografica “MIXITè in Atelier Bligny 52”, realizzata dagli architetti Alessandro Ardenti e Roberto Nasi, con la consueta e amichevole collaborazione della Cooperativa Case Popolari di Mancasale e Coviolo, della Circoscrizione Nordest e dell’associazione Eutópia.

I curatori spiegano come il loro programma fotografico sia solidamente collocato ed inserito nel vivo della trasformazione/rigenerazione vissuta dal quartiere popolare policentrico di Santa Croce.
Per l’occasione, si è voluta proporre un’ottica allargata, di mescolanza, di mixité; operando, perciò, “per progetti” funzionalmente integrati che presentino simultaneamente varie attività, piuttosto che per grandi, spesso irrealizzabili, disegni. Ovvero, «sulla simultaneità e non sulla sequenzialità, quindi, sul misto di funzioni, di interessi, di commistioni, piuttosto che sulla vecchia monofunzionalità degli spazi urbani».

Il cuore della mostra sarà il nuovo Atelier Bligny, inteso come nuova centralità urbana di sperimentazione, in quanto centro di una rete in fase di rigenerazione: perché le reti diffondono, personalizzano, frammistano e invocano processi complessi, stratificati, nonché ibridi di vita e di progettualità.

«La microscala, le piccole architetture, i luoghi cosiddetti “invisibili”, sono fenomeni sintomatici, spesso emergenze, ma in ogni caso influenti sulla macroscala urbana».

Altri riferimenti alla base del progetto “MIXITè” (più che altro alcuni indizi) erano già stati in qualche modo chiaramente disseminati dai curatori (benchè si ostinassero a professare imprecisione ed indeterminatezza) durante il seminario eutopico dello scorso 28 febbraio.
Recuperiamo quindi uno stralcio dell’intervento di Alessandro Ardenti, in citazione di quanto scritto da Fabio Quici sulla sulla rivista digitale di architettura (h)ortus:

«Significativo è il punto di vista dell’architetto Lucien Kroll nei confronti degli esiti della ideologia residenziale del moderno, fatta di aree totalmente pianificate con residenze prefabbricate, che ha avuto un impatto devastante sulle popolazioni europee – nella sola Europa dell’Est 170.000.000 di persone sono costrette a vivere in 70.000.000 di unità residenziali prefabbricate ormai obsolete.

Secondo Kroll, dal momento che l’opera di demolizione è “impossibile, scandalosa, inumana e disperata”, mentre quella di trasformazione impercorribile perché necessita di troppo tempo, la possibile strategia è quella di una riappropriazione dell’esistente attraverso successive aggiunte, fino ad arrivare a “coprire” le vecchie strutture e quindi crescere nel corso degli anni; questa operazione porterebbe a riaffermare una cultura popolare contemporanea, condivisa da una maggioranza multiculturale adattativa.
Esperienze di questo genere sono state messe in pratica da Kroll in interventi di piccola scala integrati con il paesaggio e realizzati con la diretta partecipazione degli abitanti.

Se, per definizione, i sistemi formali sono un insieme di norme esplicite elaborate per regolare la vita sociale e per prevederne gli sviluppi, l’informalità è un sistema di livellamento che contempla l’introduzione del caos nell’ordine, un atteggiamento adattativo che accetta la mancanza di lungimiranza, la sorpresa e la casualità come elementi inevitabili e importanti della vita».

Ascolta l’audio dell’intervento di Alessandro Ardenti

Collegandosi al tema che quest’anno Fotografia Europea propone (“Vite comuni: immagini per la cittadinanza”), l’idea che è stata coltivata è dunque quella di passare attraverso il concetto di “mescolanze” (mixitè), quindi, da questo, partire con il percorso/progetto: il significato di mescolanza a cui ci si vuole riferire non è soltanto quella delle idee, ma anche qualcosa di più afferrabile, osservabile; qualcosa, cioè, che abbia soprattutto a che fare con quel senso di riappropriazione dell’esistente (attraverso successive aggiunte) a cui fa riferimento il già sopraccitato Quici.

Da un punto di vista pratico, il luogo eutopico dell’Atelier Bligny, prossimo alla rigenerazione cooperativa, rappresenta la centralità fisica da cui si vuole iniziare ad orientarsi, e non tanto perché l’appuntamento di maggio si tiene proprio all’interno degli spazi al piano terra del civico 52, quanto piuttosto per le qualità semantiche della sua natura urbana già fortissimamente presenti.
Sulla presentazione di questo particolare argomento, si può anche rimandare agli spunti offerti dalle riflessioni di Antonio Canovi sempre in occasione del seminario eutopico dello scorso 28 febbraio, dai quali il progetto “MIXITè” ha tratto ispirazione e guida.

Ascolta l’audio dell’intervento di Antonio Canovi

L’inaugurazione dell’esposizione “MIXITè in Atelier Bligny 52” – che coincide con una prima apertura al pubblico dell’Atelier Bligny – è prevista nella sede di via Bligny, 52 (Reggio Emilia) per giovedì 17 maggio 2012, dalle ore 17:00 alle ore 19:00.

L’allestimento sarà quindi visitabile fino a giovedì 31 maggio: il martedì e il giovedì dalle 17:00 alle 19:00 e al sabato dalle 10:30 alle 12:30.
La prenotazione va effettuata contattando lo 0522.1976160 tra le ore 9:00 e le ore 13:00 e tra le 15:00 e le 19:00.

Per altre informazioni, è possibileai curatori Alessandro Ardenti e Roberto Nasi.

Altri post collegati:

1 commento a MIXITé, nuovi fermenti

Lascia un commento

 

 

 

Puoi usare questi tag Html

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>