Ultima festa d'estate, prima sagra d'autunno

Il 21 e 22 settembre prossimi torna la “sagra cooperativa” delle Case Popolari, organizzata dalla Cooperativa Case Popolari di Mancasale e Coviolo, dall’associazione Eutópia – Rigenerazioni territoriali da Dittongo Architetti, in collaborazione con la Circoscrizione Nordest del Comune di Reggio Emilia.

Sabato 21, alle 18:00, nel cortile di via Selo, 2 è in programma il seminario “Periferie e quotidianità della trasformazione: buone pratiche di convivenza civile”, con Matteo Sassi, assessore alle politiche sociali del Comune di Reggio Emilia, Maria Piera Bremmi, della Cooperativa Edificatrice Niguarda di Milano, Damiano Razzoli, responsabile del progetto di street art MultiWalks per Mondinsieme, Antonio Canovi, storico, Luisa Peris, presidente Circoscrizione Sud di Prato.
Presiederà Roberta Pavarini, presidente della Circoscrizione Nordest di Reggio Emilia.

Dalle 19:30 alle 20:30, è previsto un “apricena” nel cortile di via Selo, 4 e alle 20:45, nella adiacente Sala Civica della cooperativa verrà proiettato il video-doumentario “Via Bligny 52”, realizzato dalla Scuola Popolare di Cinema dell’Atelier Bligny, con il direttore della scuola Nico Guidetti e Roberto Nasi di KinoBligny.
Alle 21:45 si conclude la giornata nel cortile di via Selo, 2 con “Le canzoni popolari e di lotta / I cantautori”, concerto di Tiziano Bellelli e Emanuele Reverberi.

Domenica 22, alle 9:30, con partenza tra via Selo e via Candelù, di “Giralastoria con MultiWalks”, percorso in bicicletta per scoprire i murales realizzati o in via di realizzazione nel nord della città, tra via Selo, il Mulino di Mancasale, la Stazione di Calatrava, il Circolo “PiGal”, via delle Ortolane, il Centro Sociale Orti di Montenero, via Veneri, via Bligny, via Adua.

Testo a cura di Carlo Possa (che ringraziamo)

Le città le fanno gli architetti e gli urbanisti che la disegnano, o la gente che dentro le forme che derivano da quei disegni ci abita?
La domanda non è retorica, anzi, cade nel momento giusto, quando gli “archistar” si guadagnano importanti spazi editoriali e pure Reggio Emilia propone una mostra sugli architetti che qui hanno lasciato la loro “firma”.

Come la pensino i cooperatori delle Case Popolari di Mancasale e Coviolo, portatori di una storia più che centenaria di costruzione e gestione indivisa di case “per tutti”, si vede bene dal titolo del convegno promosso per sabato 21: “Periferie e quotidianità della trasformazione: buone pratiche di convivenza civile”.
Sono dunque le “buone pratiche” di socialità e urbanità, secondo l’esperienza agita sul campo da questa cooperativa, a fare i “Quartieri Vivi”.
Quartieri dove la bellezza la leggi sulle facce delle persone, stando ad uno sguardo a misura di bambino, rasoterra, e si riflette in strada dai muri disegnati dai writers: sono quei quartieri che, facendo esperienza quotidiana della trasformazione urbana, hanno appreso in prima persona ciò di cui scrivevano i grandi sociologi urbani, che la città è per definizione un corpo sociale cangiante, dunque contraddittorio, ma anche il più inclusivo tra i luoghi in cui abitare.

Antonio Canovi

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1 commento a Ultima festa d’estate, prima sagra d’autunno

  • E’ la città che disegna la propria architettura.
    Prendiamo ad esempio lo strumento pianificatorio per eccellenza: il Psc. Quello, mica lo disegnano le mani e le teste degli architetti! Ce ne sarà qualcuno probabilmente più influente degli altri: ma chi detta veramente le strategie di conquista del territorio?
    A dire il vero, non saprei; il campo si farebbe troppo “coperto” e io fatico a stare, a muovermi, anche in quelli completamente aperti. Ma gli architetti, quei tanti, la stessa gente di cui parla Antonio, abitano nelle case in affitto, spesso nelle periferie, smanettano di rete e agognano con l’Autocad pensando che se anche l’avesse disegnato Terragni, Roger o Gardella, col cavolo che l’avrebbero vinto quel concorso.
    Con Gregotti, banalizzandolo, e me ne scuso, credo comunque che andrebbe ripensato non tanto il ruolo dell’architetto, quanto piuttosto quello che oggi avrebbe l’architettura proprio nel senso urbano oltre che fenomenologico. Anche perché, la spesa ordinaria delle Amministrazioni va per lo più per riparazioni a bassissimo costo, soprattutto per intervenire sul nuovo o sul quasi nuovo che è praticamente già vecchio; la straordinaria, invece, alle infrastrutture: la migliore mobilità al migliore ribasso sui prezzi.
    Sto parlando del Paese e non dell’Expo, naturalmente. Quello, è un mondo tragico, fatto per i visionari più sconvolti.

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