Note per un videodocumentario di quartiere

20 gennaio 2011, San Lorenzo "fuori le mura" (foto: "Videographer" di Jolynne Martinez - Flickr.com)San Lorenzo nasce “fuori le mura”. Colonizza il territorio attorno alla basilica, quindi al cimitero del Verano, per strutturarsi poi lungo l’asse della Tiburtina e l’omonima stazione ferroviaria.

Prende la sua forma tuttora riconoscibile alla fine del XIX secolo. Si tratta di un rettangolo appoggiato sulle mura aureliane. Non ha vere piazze, ma incroci e slarghi. Ad uno di questi, quale nuovo baricentro di aggregazione religiosa e sociale in un’area rapidamente e intensamente urbanizzata, si trova la chiesa dell’Immacolata.

La collocazione geostorica periferica – il “passaggio” delle mura rimarrà a lungo una difficoltà persistente – non si traduce però in marginalità urbana. Ne rafforza, anzi, l’identità di quartiere urbano.
Mentre accoglieva lavoratori immigrati provenienti in maggior parte dall’entroterra laziale e dall’Abruzzo, San Lorenzo si è “specializzata” attorno a due poli di servizio: il cimitero e lo scalo merci. Nodo d’intersecazione ferroviario, tra la rete nazionale e il sistema regionale, ha sviluppato un forte potere di attrazione nei confronti dell’industria nascente.
Nel concentrarsi di funzioni produttive, con una forte permeabilità tra attività artigiane (marmisti, falegnami, fabbri, decoratori, ecc.) e industriali (vetrerie, fonderie, ecc.), possiamo rintracciare il tratto distintivo del legame sociale a San Lorenzo. Il quartiere ha cioè preso forma nel disegnarsi parallelo di luoghi preposti al lavoro e luoghi destinati alla riproduzione della forza lavoro.
Questa compresenza, che è di spazi e di usi urbani, ne ha fatto un quartiere non soltanto “popolare”, ma specificamente “operaio”. In seno al quale, nel convergere di mestieri e di itinerari migratori, ha preso corpo e si è riprodotto un originale melting pot linguistico.
“Essere di Sanlorenzo” è diventato, molto rapidamente, una marca di riconoscimento. Non può allora stupire che tale autonomia espressiva – nella congerie del tempo, tra il XIX e il XX secolo – vesta gli abiti innovativi della sperimentazione pedagogica (la prima scuola Montessori) e dell’associazionismo politico-sindacale (è un fiorire di sedi anarco-sindacaliste e camerali, socialiste, comuniste, antagoniste e femministe), senza dimenticare la pastorale sociale della chiesa.
Con un simile humus sociale, nel contesto di Roma capitale, San Lorenzo è stata puntualmente presente nei momenti di svolta che hanno fatto la storia nazionale: l’opposizione antimilitarista alla prima guerra mondiale, l’antifascismo diffuso e militante, lo choc del bombardamento e l’impegno resistenziale, le lotte per il lavoro e la riconversione industriale, l’insorgenza studentesca e metropolitana.

L’idea del videodocumentario, da girarsi “tra le case”, muove da una riflessione storico-antropologica.
E’ questo un quartiere che, sin dalle origini, ha scelto di rappresentarsi con un proprio profilo distintivo. Rientra, in tale rappresentazione urbana, il vestire l’abito di quartiere “rosso” per antonomasia; ma anche la forte e critica reattività che San Lorenzo mostra nei confronti della “movida”.
Il nodo è che questo luogo non ci sta a farsi colonizzare dall’esterno. Perciò ci è piaciuto pensare ad un videodocumentario che prendesse le mosse dal cuore di San Lorenzo – nei pressi dell’Immacolata – per rintracciarvi tutt’attorno l’ordito dei fili (i tragitti, le frequentazioni) che regge la trama urbana del quartiere.

Una suggestione è venuta dalla tecnica cinematografica dei “pedinamenti” zavattiniani. I narratori di questo microcosmo solo in parte sono stati scelti appositamente, mentre diverse scene restituiscono gli incontri provocati nel vivo del videodocumentario. C’erano comunque degli argomenti cui si è offerta massima premura: l’esperienza della guerra e del bombardamento; le reti associative nel quartiere; la vita professionale nei laboratori vicinali (artigiani e bottegai, a partire da quelli di vecchio insediamento).
A monte del videodocumentario sta il progetto partecipato di inchiesta urbana Piazza bella piazza, nato da un’idea di Andrea Allamprese e redatto in collaborazione con Alberto Pioppi. Il progetto, tuttora in divenire, deve molto al presidente dell’Anpi di San Lorenzo Giorgio Bisegna e all’assessore ai lavori pubblici del Municipio 3 di Roma Luciano Monticelli.
Un grazie grandissimo ai testimoni narranti che hanno prestato voce e occhi a “Fuori le mura”.

“Fuori le mura” sul canale Vimeo di Kinodoc

“Fuori le mura. Appunti per un film su San Lorenzo” (2010), 45’
di Nico Guidetti e Antonio Canovi

Il documentario sarà proposto giovedì 20 gennaio alle ore 21:00 presso la Saletta Civica di via Selo, 4 nell’ambito della rassegna Fare, Narrare, Camminare a cura della associazione Eutópia (clicca e scarica il programma dell’iniziativa).

Antonio Canovi

Per l’immagine del post: Attribution-NonCommercial-NoDerivs License by Jolynne Martinez

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