Un po' più in là dello stereotipo

Di ritorno dal Belgio, come sempre sulle tracce dell’emigrazione emiliana, questa volta accompagnati dagli studenti dell’Istituto “Guarini” (Modena), con cui abbiamo sperimentato una nuova formula di “viaggio della memoria“.

Abbiamo voluto allontanarci con loro dal taglio “pastorizio” classicamente dato alle gite d’istruzione (su quell’apostrofo si può discutere all’infinito…): giovani in transumanza, trascinati dolorosamente al pascolo lungo itinerari e suggestioni che (proprio per la modalità con cui vengono attraversati) non lasciano in loro alcun segno o sensazione.

Invece qui i ragazzi sono stati coinvolti in un processo di documentazione della memoria. Un lavoro di gruppo, ma condotto anche secondo visioni, sensibilità e competenze personali, attraverso il quale ciascuno studente è stato sia fruitore passivo della narrazione dei testimoni, che generatore attivo (una volta indossati i panni dell’intervistatore) di nuova narrazione; in più ognuno ha potuto scegliere come raccogliere (per ri-narrare) la propria esperienza, trasformando gli strumenti della “spensierata” quotidianità tecnologica (smartphones, tablets, foto/videocamere) in attrezzi di ricerca e la vacanziera prassi del ritrarre in produzione di veri e propri documenti di storia orale.

Ancor prima di partire, sono stati dati loro adeguati strumenti conoscitivi per calarsi nella realtà del Belgio dell’emigrazione mineraria: la trasferta è stata infatti preceduta da quattro incontri, tenutisi nel mese di febbraio 2013 e condotti da Antonio Canovi e Daniele Castagnetti, per consentire un minimo ma efficace inquadramento tematico.
La suddivisione in gruppi di lavoro formati anche sotto l’aspetto metodologico, ha poi consentito agli studenti di muoversi secondo una coerenza progettuale, generando un flusso di contenuti la cui restituzione è prevista nella forma di un video-diario di viaggio (e della ricerca) da presentarsi durante un evento pubblico programmato a Modena per il prossimo 21 maggio.

“Un po’ più in là dello stereotipo” sul nostro canale Vimeo e sul nostro canale YouTube

“Un po’ più in là dello stereotipo” (2013), 54′ 01″
di Antonio Canovi e Daniele Castagnetti
Riprese: Luigi Fattoruso, Alessandro Marzullo, Benjamin Vallucci, Daniele Castagnetti
Montaggio: Daniele Castagnetti
Musica: Snotty Drash, Anitek, Serphonic, Roberto Dellera & Lino Gitto
Produzione: Laboratorio di Storia delle Migrazioni (Università di Modena e Reggio Emilia)

Da Modena al Belgio (e ritorno)
Al viaggio sono state dedicate le giornate tra il 13 e il 17 marzo scorsi.
Una cinque-giorni spesa tra la Maison des Terrils di Saint-Nicolas (Liegi) ed il Parco archeologico minerario di Blégny (riconosciuto nel 2012 dall’Unesco come “bene immateriale dell’umanità”), a cui è seguita l’esplorazione di Bruxelles, alla riscoperta delle architetture di Victor Horta in compagnia di Flavia Cumoli (ricercatrice e docente all’Université Libre de Bruxelles).

A Winterslag (Genk), l’incontro con lo scultore e imprenditore ceramico Medardo Maseroli, con Pierluigi Paglia, Jolanda Roncada, Luciano Corsini (Afi Winterslag, Associazione Emilia-Romagna). Poi, un itinerario geostorico nei quartieri operai a cura di Bartolomeo Di Liddo e la visita al nuovo museo sensoriale realizzato nella vecchia C-Mine.

Non è tutto: gli eventi primaverili collegati al progetto andranno infatti ad arricchirlo di altre opportunità didattiche.
Sabato 6 aprile, presso l’Aula Magna dell’Istituto “Guarini”, è in programma la lezione magistrale di Mario Del Pero, docente in Storia delle relazioni internazionali presso l’Università degli studi di Bologna.

Giovedì 11 aprile, alla Sala del Consiglio della Provincia di Modena, è invece prevista la presentazione del volume “L’Emilia nel cuore dell’Europa”, a cura di Lorenzo Bertucelli (Università degli studi di Modena e Reggio Emilia), con Nora Sigman, Antonio Canovi e Daniele Castagnetti.
Gli autori saranno presenti anche all’analogo evento organizzato per il 1° maggio a Pavullo nel Frignano da Antonio Parenti (Consultore Emiliano-Romagnoli nel Mondo).

Come già anticipato, la giornata di restituzione del presente progetto è fissata per il 21 maggio, all’Aula Magna dell’Università di Modena, Dipartimento di Studi linguistici e culturali.
Parteciperanno: Giordano Riccò (vice-preside Istituto “Guarini”), Patrizia Cuzzani (Consulta dei modenesi nel Mondo), Tito Menziani (per la lezione magistrale “La Ricostruzione dell’Europa: il contesto economico e politico”), Daniele Castagnetti e Antonio Canovi (per le restituzioni videodocumentarie), Lorenzo Bertucelli (docente di Storia contemporanea, Università di Modena e Reggio Emilia), Federico D’Ambrosio (autore de “Les petits jardins” e “Charbon”), Bruno Riccio (docente di Psicologia sociale, Università di Bologna), Silvia Bartolini (presidente della Consulta degli Emiliano-Romagnoli nel Mondo).

Antonio Canovi
Daniele Castagnetti

La documentazione del progetto in formato flip page

I siti minerari della Vallonia sono patrimonio mondiale dell’umanità
I siti minerari di Grand-Hornu, di Bois-du-Luc, di Marcinelle (Bois du Cazier), e di Blegny-Mine, sono stati dichiarati dall’Unesco patrimonio dell’umanità nel luglio 2012. I siti rappresentano i luoghi meglio conservati dell’estrazione del carbone in Belgio, dall’inizio del XIX secolo alla seconda metà del XX secolo. Luoghi di lavoro che è necessario tutelare perché rappresentano un valore mondiale e, insieme ai luoghi, è fondamentale proteggere la memoria di tutti coloro che vi hanno vissuto, trasformando la fatica e l’impegno in sostentamento economico per le famiglie rimaste nei Paesi lontani, sopportando la nostalgia degli affetti, affrontando con coraggio il buio del sottosuolo e la forza degli elementi naturali.

Il bacino carbonifero vallone è uno dei più antichi e dei più emblematici della rivoluzione industriale del continente europeo
. I quattro siti comprendono numerose vestigia tecniche ed industriali, riguardanti sia l’estrazione carbonifera in superficie sia nel sottosuolo, numerosi esempi di architettura industriale mineraria, di abitazioni operaie, di urbanizzazione delle città minerarie e dei valori sociali ed umani della loro storia.
Sono state inoltre uno dei più importanti luoghi di interculturalità nata dall’industria di massa, poiché vi lavoravano operai provenienti da altre regioni del Belgio, da altri Paesi d’Europa e d’Africa.
Rappresentano inoltre il ricordo della catastrofe di Bois du Cazier (Marcinelle 1956).

Questo riconoscimento ha un altissimo significato simbolico poiché afferma che anche i luoghi di lavoro – costruiti grazie all’ingegno e alla volontà degli uomini – sono patrimonio dell’umanità ed hanno lo stesso valore universale di importanti opere d’arte, di imponenti cattedrali, di splendide espressioni artistiche e di bellezze naturali.
L’Unesco, approvando l’iscrizione delle quattro miniere belghe, ha dunque sottolineato la fondamentale importanza del mondo del lavoro, da cui nascono innovazioni tecniche e tecnologiche, progettazioni urbanistiche che concretizzano necessità abitative e di relazione, e da cui può avere origine una comunità civile capace di rendere concreto un progetto di integrazione e di realizzare una vita insieme, nonostante le differenze.

Patrizia Di Luca
Responsabile Museo dell’Emigrante – Centro di ricerca sull’emigrazione repubblica di San Marino
Presidente Commissione sammarinese Unesco

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