Un nuovo scenario geostorico per le Circoscrizioni

Agli Stati Generali è la “periferia” delle istituzioni a chiedere ascolto e spazio.

Quella di ieri a Reggio Emilia è stata la giornata della convention sul Decentramento amministrativo comunale per l’Emilia-Romagna, iniziativa promossa (in contemporanea in tutte le regioni italiane) dal Comitato nazionale delle Circoscrizioni per contrastare la legge (42/2010) che ne propone l’abolizione nelle città con meno di 250mila abitanti.

Nei suoi pochi mesi di vita, il Comitato ha saputo radunare attorno a sè uno schieramento trasversale di amministratori, provenienti da città del Nord e del Meridione, le cui rivendicazioni possono essere riassunte in due punti fondamentali: mantenere le Circoscrizioni come ente di rango normativo nelle città sopra i 100mila abitanti e nei capoluoghi di provincia, rimodulando in chiave federalista la competenza in tale materia, assegnandola alle Regioni; sviluppare un laboratorio per la definizione di nuove e più moderne forme di decentramento amministrativo comunale, sia che le Circoscrizioni possano rimanere, sia che malauguratamente sia di fatto ratificata nella Carta delle Autonomie (ora in discussione al Senato) la loro cancellazione.

Tra le città aderenti c’è ovviamente Reggio Emilia (particolarmente coinvolta è la Circoscrizione Nordest) e da qui il Comitato è ripartito nella propria battaglia. In sede di presentazione dell’evento, lunedì 15 novembre, oltre a Natalia Maramotti (Assessore alla Cura della comunità del Comune di Reggio Emilia), Fausto Castagnetti (presidente della Circoscrizione Ovest di Reggio Emilia) e Giuseppe Pionetti (presidente del Quartiere Cortile-San Martino di Parma), è intervenuta nel dibattito anche Roberta Pavarini, presidente della Circoscrizione Nordest di Reggio Emilia e referente per gli Stati Generali del Comitato: «La necessità di preservare le Circoscrizioni è comune a tutti gli schieramenti politici. Il Comitato nazionale delle circoscrizioni riunisce infatti rappresentanti di città governate da diversi partiti, poiché tutti confermano l’utilità del decentramento per un buon governo. Ci è stata presentata l’abolizione delle Circoscrizioni come operazione di risparmio, ma come si può in un momento di grave crisi economica indebolire la democrazia e allontanare i cittadini dalle istituzioni?».

Secondo gli altri organizzatori dell’evento è da tempo che si rileva la necessità di una riforma innovativa e coraggiosa del decentramento in grado di stare in uno scenario geostorico attuale e non certamente paragonabile all’humus, anche culturale, che si respirava negli anni Settanta. «Ma innovare non può voler dire cancellare – è stato poi dichiarato – Per ignoranza, nella migliore delle ipotesi, o per un disegno accentratore e antidemocratico, si definisce il decentramento amministrativo un costo della politica, quando la sua strenua sopravvivenza non supera lo “zero virgola” dei bilanci delle città. La battaglia per il decentramento amministrativo afferma il valore della democrazia, della cittadinanza attiva, della rappresentanza democratica e partecipativa a livello di quartiere».

Agli Stati Generali di giovedì 18 novembre, in Sala del Tricolore si è levata la voce delle istituzioni comunali e degli amministratori. A rappresentarle c’era il sindaco di Reggio Graziano Delrio: «E’ necessario parlare delle Circoscrizioni in maniera non strumentale. Il dibattito sui bilanci e i tagli alla pubblica amministrazione impostano il tema in maniera scorretta. La pubblica amministrazione deve innovarsi e perseguire i principi di qualità dei servizi e di economicità, ma al contempo anche di prossimità. I servizi di prossimità infatti non sono la semplice presenza dell’amministrazione nel territorio, ma l’occasione per far sì che la pubblica amministrazione e i cittadini costruiscano insieme il welfare, perché la qualità dei servizi è una cosa che dobbiamo fare insieme. Mi pare incredibile che mentre si parla di federalismo, dal centro si vogliano disciplinare i territori. Si stanno centralizzando le decisioni, bloccando i fondi e le assunzioni. Lo Stato non si fida dei Comuni».

La vice presidente della Regione Emilia-Romagna, Simonetta Saliera, ha espresso sostegno alla lotta del Comitato nazionale delle Circoscrizioni tramite un messaggio: «Colpisce negativamente – ha detto – l’approccio centralistico e di stampo direttoriale da parte del Governo, che travolge ogni spirito di autonomia di decentramento e di partecipazione diretta dei cittadini. Con quest’azione si vanno a colpire i livelli di governo più vicini ai cittadini, che in tempi di crisi dovrebbero invece fungere da antenna per coglierne le esigenze».

«Dobbiamo reagire all’idea che l’organizzazione locale debba essere decisa dal centro, peraltro senza dibattito e senza guardare alle questioni sostanziali – ha poi sostenuto Roberto Balzani, sindaco di Forlì – Dobbiamo valorizzare la nostra autonomia e rilanciarla in maniera più efficiente per opporci a un processo di centralizzazione che è connaturato alla riduzione delle risorse economiche. A livello locale ad esempio è necessario realizzare un bilancio sociale collettivo tra i diversi enti del territorio perché ci sia una responsabilità condivisa dalla classe dirigente locale. E’ inoltre possibile integrare alcune funzioni tra diversi Comuni, non per accorparli ma per coordinare alcune funzioni di ampia portata per il territorio e realizzare la fusione delle Province nei casi in cui siano di piccole dimensioni e incapaci di gestire le infrastrutture e i servizi a rete».

Nel corso della mattinata sono intervenuti, tra gli altri: Roberto Montagnani (responsabile dei servizi per il decentramento del Comune di Reggio Emilia) che ha illustrato gli esiti di una ricerca sulle Circoscrizioni delle 27 realtà emiliane che ne sono dotate e Fabio Fecci (Assessore al Decentramento del Comune di Parma), che ha ribadito l’importanza delle realtà di quartiere e delle Circoscrizioni e si è detto a favore dell’abolizione delle Province e della riduzione del numero di parlamentari.
Roberta Pavarini ha invece riferito delle esperienze di confronto tra la Circoscrizione reggiana e due diversi quartieri alla periferia di Parigi e Lisbona che «hanno permesso di allargare la nostra riflessione sulla democrazia partecipativa e lavorare su temi comuni come il coinvolgimento degli anziani, il dare protagonismo al territorio, attivare progetti sulla storia dei luoghi».

L’evento è proseguito nel pomeriggio, con la tavola rotonda Il Decentramento amministrativo risorsa per la Democrazia, coordinata da Katia Zattoni, Assessore al Decentramento di Forlì. Oltre ai colleghi provenienti dalle altre città emiliane aderanti al Comitato, al dibattito hanno contribuito l’europarlamentare Debora Serracchiani, la senatrice Mariangela Bastico e il deputato Maino Marchi.

Dall’Assemblea regionale dell’Emilia-Romagna è inoltre venuto il sostegno del gruppo consiliare Pd, rappresentato dal capogruppo Roberta Mori: «La logica è sempre la stessa: sottrarre risorse ai Comuni e strumenti della democrazia ai cittadini. Gli eletti e i dipendenti delle circoscrizioni comunali dell’Emilia-Romagna sono il livello più vicino ai problemi delle persone e l’unico a garantire loro il diritto di partecipare democraticamente alla vita pubblica. Le circoscrizioni vanno rinnovate prendendo esempio dalle migliori esperienze europee, abolirle significa soltanto allontanare ancora di più i cittadini da chi li amministra. In un periodo nel quale la fiducia dei cittadini nelle istituzioni tocca il minimo storico, non si può presentare la cancellazione dei quartieri, che in termini finanziari pesa in quantità irrisoria sul bilancio pubblico, come un’operazione virtuosa. Perché non iniziano a risparmiare dai ministeri e dallo Stato centrale, invece che tagliare sempre e solo alla periferia? L’unica spiegazione è la volontà di accentrare e ridurre i cittadini al rango di sudditi».

Fonti:
Municipio.re.it: presentazione e programma
Reggio24ore.com, 8 agosto 2010
Reggio24ore.com, 16 novembre 2010
Reggio24ore.com, 18 novembre 2010
Reggio2000.it, 18 novembre 2010

Nota storica sul Decentramento a Reggio Emilia
(a cura del Centro Documentazione Storica di Villa Cougnet)

Nel gennaio 1963 l’Amministrazione comunale di Reggio Emilia inizia a definire un progetto per la divisione del territorio comunale in quartieri e frazioni.
A monte c’è una riflessione sulla trasformazione tumultuosa della città. Siamo infatti negli anni dell’inurbamento dalle campagne, dei primi immigrati calabresi (Cutro) e pugliesi (Ginosa), ma ancora con una coda di emigrazione verso il triangolo industriale o la Svizzera.
C’è un documento dell’Ufficio Statistica (faceva capo all’Assessore al personale Lidio Artioli) che fissa bene la percezione di quanto sta accadendo nel comune capoluogo: «Di pari passo con l’espansione della città e le mutazioni che via via avvengono nel corpo della cittadinanza attraverso i fenomeni dell’immigrazione ed emigrazione sino a renderla più eterogenea, mutano quantità e dimensioni dei problemi e delle esigenze e nel contempo diviene più labile il tradizionale rapporto fra amministratori e amministratori, fra gli organi del potere locale e la collettività».

Il Decentramento nasce dunque assieme ai Quartieri, non come atto burocratico ma per intercettare i nuovi bisogni di una città che, mentre accoglie nuova popolazione, si proietta in una dimensione urbana compiutamente moderna.
Il primo problema che si pone è di tipo geografico, oggi diremmo meglio geostorico: si tratta di ridisegnare il territorio cercando adeguata corrispondenza tra i nuovi segni amministrativi tracciati e la loro esistenza storica. Al piano di ripartizione dei quartieri urbani e delle frazioni rurali si arriva – in tre lunghe sedute del Consiglio comunale, dove l’acceso dibattito sfocia però in una volontà generale delle forze politiche rappresentate ad andare avanti – nel 1966.
Può essere interessante rileggere con il senno dell’oggi quella prima geografia infracomunale così ridisegnata:

1. Centro Storico
2. Cavazzoli – Gardenia
3. Bainsizza – Regina Pacis
4. Crocetta
5. Rosta Nuova
6. Ospizio
7. Reggiane
8. Porta Castello
9. Cella – Cadè – Gaida
10. Sesso
11. Massenzatico – Pratofontana – Gavassa
12. Masone – Bagno – Roncadella – Marmirolo
13. Gavasseto – Fogliano – Sabbione
14. Rivalta – Canali
15. S. Bartolomeo – Codemondo – Coviolo

Ma non siamo ancora all’assetto condiviso: nell’anno seguente perdono autonomia Porta Castello (aggregata a Rosta Nuova), quindi Canali e Rivalta che vengono ricondotte a un più forte polo su S. Pellegrino e Canalina. Si arriva così a 13 quartieri e frazioni, i quali vengono dotati per regolamento comunale (non esisteva ancora una legge) di un Consiglio di Quartiere. Quindi, con l’istituzione per legge delle Circoscrizioni (che corrisponde per Reggio alle elezioni amministrative del 1980) vi sarà un ulteriore accorpamento dei quartieri a 8 Circoscrizioni. Attualmente, per adeguamento a nuove disposizioni di legge, si è arrivati a 4.
Anche le funzioni delegate prima ai quartieri e poi alle Circoscrizioni sono mutate nel tempo. Ma è interessante in questa sede provare a recuperare lo spirito delle origini: il Consiglio di Circoscrizione costituisce l’organo e lo strumento consuntivo per una più ampia partecipazione dei cittadini alle scelte e alla vita del Quartiere e partecipa con l’indicazione, la sollecitazione, la collaborazione e la critica al loro soddisfacimento.

Partecipazione era la parola d’ordine del momento. E se per una sua esplicita traduzione nominale – da “Decentramento Demografico” a “Decentramento e Partecipazione” -, bisognerà attendere la prima amministrazione-Spaggiari (Assessore delegato Enzo Musi), sin dai primi passi il Decentramento viene utilizzato a Reggio Emilia proprio per sperimentare nuove pratiche partecipative.
Allargare la democrazia significa, in concreto, mobilitarsi per avere i “servizi” nei quartieri. L’Amministrazione, va aggiunto, sostiene in prima persona questo che è anche un movimento culturale. In questo modo ci si riconosce “quartiere” anche nelle Ville di campagna. L’orizzonte, non un miraggio ma un bisogno condiviso, è il cosiddetto “effetto città”: costruire case popolari per il ceto medio, attraverso piani ad hoc (Rosta Nuova, S. Pellegrino), aprire scuole e poi nidi d’infanzia, portare il metano, ecc.
Le nuove “comodità” vestono così il senso di una “conquista” democratica e la lotta per la riforma della finanza locale in senso autonomistico diventa, insieme ai Comprensori, il laboratorio preparatorio alla riforma dell’Ente Regione.
Il carattere orizzontale e trasversale del Decentramento è il tratto specifico di Reggio Emilia. La forte politicizzazione della società civile genera una dialettica inedita tra le medesime forze politiche. In due casi, Masone e Santa Croce, si arriva sino a sperimentare il voto diretto per l’elezione dei membri del Consiglio di quartiere.

Non tutto è rodato, a cominciare dalla costruzione di un’agenda condivisa tra Giunta, Consiglio e Consigli di quartiere. Si parte da urgenze diverse: l’una di governo e sintesi politica, l’altra che si sostanzia nella dotazione di servizi vicinali. Una polarità oggettiva, destinata a ripresentarsi al momento dell’istituzione delle Circoscrizioni, focalizzandosi in particolare sulla dotazione di personale qualificato per corrispondere ai bisogni di prossimità (operatori sociali e culturali, funzionari amministrativi e tecnici).
Queste brevi note a carattere storico possono aiutare a riflettere, nel tempo presente, sulla complessa fertilità dei processi di decentramento, al quale occorre pensare nei termini di un “grande racconto” della convivenza civile.

Altri post collegati:

Lascia un commento

 

 

 

Puoi usare questi tag Html

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>