Per Edoardo Sanguineti

Edoardo Sanguineti è morto. Lo apprendo con dispiacere. Era venuto a Reggio Emilia in diverse occasioni perchè aveva amici e compagni, con i quali dialogò volentieri alla Libreria “Rinascita”, sin dagli anni ’60. Stimava alcuni giovani scrittori reggiani dei nostri anni.

Quattro anni fa, nel giugno 2006, si fermò a Massenzatico partecipando alle Cucine Letterarie, manifestazione colta e popolare allo stesso tempo. Mi fece molto piacere che in quell’occasione fosse presente anche Renzo Bonazzi, a suo tempo interlocutore di Sanguineti e del Gruppo ’63, che venne ospitato anche dal Comune di Reggio Emilia.

Sanguineti tenne un discorso controcorrente, seriosissimo e irridente di fronte al quale la melassa del riformismo senza significato appariva il buco vuoto dei mulinelli d’acqua che portano sul fondo.
Per dire del suo acume ironico: parlò di quella capacità della medicina di rendere intercambiabili delle parti del corpo umano, tanto da mettere in crisi “resurrezione del corpo” della dottrina cristiana. Se una parte del corpo non è tuo, quando avverrà la resurrezione cosa potrà accadere? Avrai un corpo mutilato?

Trattò in modo divertito de “La cucina futurista” come un libro politico che si iscriveva nella spinta alla militarizzazione della società, arrivò infine alla conclusione che la verità allegorica della tavola, il mangiare, è fatta di una gestualità, di un lessico che bisogna conoscere. Tanto che essere sgarbati è un dovere morale con i nemici di classe, al contrario occorre essere gentili e garbati con i proletari.
Concludeva con la necessità della restaurazione dell’odio di classe verso i borghesi, perchè essi odiano i proletari. Bisogna ricambiare.

Queste ed altre cose ci disse Sanguineti alla tavola proletaria e cucina sociale di Massenzatico nel 2006, una occasione dove ho inteso che l’odio di un poeta fosse un severo richiamo a coloro che non si accorgono di avere dei nemici terribili che stanno cucinando il loro destino.

Gian Franco Riccò

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