Partigiani delle Case Popolari

Un anno fa, il quartiere cooperativo di Mancasale omaggiava l’impegno antifascista del martire partigiano Anselmo “Eimo” Ferrari (originario proprio delle Case operaie): l’inaugurazione di una stele celebrativa (posta tra le vie Selo e Candelù) costituiva il primo passo di un nuovo percorso geostorico di narrazione pubblica della memoria del quartiere. La stele – progettata dagli architetti del Laboratorio Oltreluogo – è stata concepita allora come “aperta”, in grado di accogliere successive e ulteriori testimonianze e narrazioni. Eccoci tornati a rammemorare ed aggiungere memoria.

L’installazione di una nuova targa ricorderà l’uccisione del partigiano Angelo Masini (Tonino), patriota di via Candelù caduto in combattimento l’8 gennaio 1945 al ponte della Gatta.
Verrà inoltre reso omaggio alle figure di altre sette persone – partigiani e civili – imprigionate, anche torturate, tra i “Servi” e Villa Cucchi: Aldo Boni, Emerenzio Borciani “Ribello” (Bobi), Lina Cavazzoni (Mirka), Mario Masoni (Buli), Marta Bedogni, Vivaldo Bertani (Rudi), Walter Bedogni (Teo).

A tutti loro, i Cooperatori dedicheranno queste parole:

Oggi 23 aprile 2011 / i Cooperatori di Mancasale e Coviolo rammemorano / il sacrificio del giovane garibaldino / Angelo Masini (Tonino) / ucciso in combattimento l’8 gennaio 1945 al ponte della Gatta / la dignità violata di / Aldo Boni / Emerenzio Borciani “Ribello” (Bobi) / Lina Cavazzoni (Mirka) / Mario Masoni (Buli) / Marta Bedogni / Vivaldo Bertani (Rudi) / Walter Bedogni (Teo) / imprigionati nel carcere fascista dei “Servi” e a Villa Cucchi, qui torturati / donne e uomini resistenti che hanno fatto la vita della nostra Cooperativa

La cerimonia (piuttosto un meeting parlato) si aprirà alle 18:30 di sabato 24 aprile, con un programma composito: momenti musicali, una lettura, una proiezione sul muro della casa “centenaria”, un rinfresco con panche e tavoli sulla strada (in caso di pioggia, si ripiegherà nella palestra adiacente).
Ospiti e animatori dell’evento: l’on. Maino Marchi, Roberta Pavarini (presidente Circoscrizione Nordest), Antonio Canovi e Sandra Palmieri (Cds – Villa Cougnet), Ireo Lusuardi, lo staff del Laboratorio Oltreluogo e Francesco Ferrari (autori dell’installazione) e Lauro Bottazzi, in rappresentanza (della memoria) della Cooperativa.

Clicca qui per visualizzare il programma dell’evento (file .pdf, 452 KB)

Che cos’è un uomo in rivolta? E’ un uomo che dice no.
Ma se rifiuta, non rinuncia tuttavia: è anche un uomo che dice di sì, fin dal suo primo muoversi.
Insomma, questo no afferma l’esistenza di una frontiera.
La coscienza viene alla luce con la rivolta.
(Albert Camus – “L’uomo in rivolta”)

Parole di prossimità
Le parole di prossimità, sono parole semplici, comprensibili a tutti, che nascono nelle storie straordinarie della quotidianità e possono costruire a partire dal sé, memorie più ampie, capaci di rigenerarsi e respirare nei luoghi pubblici e negli spazi collettivi.
Vorrei partire allora con un racconto autobiografico che parla del mio nonno “Ribello”.

E’ morto che avevo sei anni e forse io stessa potrei dire che non l’ho mai conosciuto… Ma di lui ho assorbito lo sguardo e quei gesti lenti e curati di chi ha costruito con fatica e umiltà.
Si chiamava “Ribello”, all’anagrafe Emerenzio – il santo del giorno – ha lavorato alle “Reggiane”, poi nella sua officina. Ha fatto il partigiano, qui in città. E’ stato torturato ai Servi.
Per me però è il nonno con il tabarro, che mi caricava sulla canna della bicicletta e mi portava dal Paltino a comprare i pastelli a cera. E’ il nonno che studiava il mappamondo, leggeva Vie Nuove e collezionava francobolli.

A me piacevano queste cose perché alla domenica il tavolo della sala da pranzo in via Candelù, 8 si liberava dal centrino giallo, e diventava il teatro di regine incoronate, autorità baffute, uccelli colorati, vascelli , geometrie e sfumature cangianti tutte racchiuse in piccoli pezzetti merlati di carta: i francobolli. Io li potevo mettere in ammollo nella bacinella d’acqua tiepida, potevo staccarli dalle buste e sentire così la colla che si scioglieva, poi potevo farli asciugare e disporli in file ordinate sui fogli di carta da giornale…

Così, lavorando coi francobolli, il nonno mi raccontava storie da tutto il mondo e potevo chiedergli di mostrarmi l’atlante e di accendere il mappamondo. Mi era proibito attaccare la spina alla corrente…
Era bello per me divertirmi pensando di fare cose importanti, quelle dei grandi.

Mi chiedo se è forse anche per questo “imprinting” che, crescendo, ho sempre adorato la scuola, la storia, le geografia e ho continuato nel tempo ad amare la carta e ad andare di tanto in tanto su in solaio a riguardare le collezioni di francobolli del nonno, l’album di figurine con gli animali e il vecchio atlante.

Un giorno il nonno era a letto, con un pigiama bordeaux, stava male, era caldo, non mangiava…. Ma voleva leggere il giornale. Allora mia nonna gli ha portato l’Unità. Io non sapevo dove stare, così mi sono messa di fianco a lui sul lettone e mi sono addormentata sentendo il fruscio delle grandissime pagine del giornale che una dopo l’altra il nonno sfogliava.

Solo più tardi a quei gesti lenti e curati si è aggiunto il racconto di mia nonna e di mia mamma su quanto il nonno aveva fatto durante la Resistenza e quel racconto si è scolpito profondamente dentro di me e mi costituisce ed accompagna in molte delle cose che faccio e che penso.
Oggi è giusto, a distanza dalle commemorazioni commosse del 2010, continuare a liberare questi ricordi, anche dolorosi, in un tributo di onore e affetto a quanti silenziosamente e con altissima dignità hanno liberato noi e ci hanno permesso di esistere come cittadine e cittadini e di portare la responsabilità di condividere e riaffermare sempre i valori e le pratiche della pace, dell’umiltà e dell’onestà.

Roberta Pavarini

Post scriptum
Altri partigiani delle Case Popolari: durante una ricerca sul Web, abbiamo rintracciato un cippo dedicato al partigiano Abdon “Floch” Tondelli. Anch’egli nativo di Mancasale e militante della 145a Brigata Sap, risulta deceduto il 23 aprile 1945 a Cerreto Laghi.
Stando a quanto viene ricostruito da Guerrino Franzini in “Storia della Resistenza reggiana”, Abdon Tondelli avrebbe trovato la morte in un campo minato nel corso di manovre di rastrellamento e recupero materiale bellico avvenute immediatamente dopo la contemporanea liberazione di Busana, Cervarezza, Collagna e dei territori circostanti.

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