Inter-azioni e scambi, tra lo stare e l'andare

Il pretesto è quello di un’ulteriore introduzione (e invito) alla mostra “MIXITè”, curata da Alessandro Ardenti e Roberto Nasi per Fotografia Europea 2012. Poi anche di annunciare, sottovoce e senza clamore, la concomitante apertura del “cantiere” Atelier Bligny.

Proponiamo quindi queste riflessioni di accompagnamento pensate ed elaborate da Roberta Pavarini, ad inaugurare un nuovo ed importante cammino (da percorrere anche attraverso queste pagine).

Stare e andare due verbi, due movimenti, due stati per descrivere e riconnotare l’identità del territorio che sta nella Frontiera Nord e va da Santa Croce a Mancasale.

Terra e tempo, storie e trasformazioni che hanno cambiato la quotidianità e le stratificazioni sociali ampliando lo sguardo sul mondo.
Qui si parlano molte lingue, si respirano diversi odori, si vedono nuovi colori, si sperimentano nuovi modi di abitare e si sta più fuori.
Il passaggio tra dentro e fuori le mura si irradia dalla storia della conformazione urbanistica della città all’ecosistema dei microcosmi familiari…
E ci spiazza, ci incuriosisce a volte ci interroga, ci spaventa fintanto che, diventando narrazione del quotidiano, passa nelle parole e negli occhi delle persone e si fa patrimonio comune.

Ci sono molti modi di stare nelle cose, di guardarle, di sentirle.
Il mio modo si è trasformato grazie all’esperienza che ho fatto e che sto facendo stando nel territorio e andando fuori da esso.
Uscire dal quartiere, vedere altri luoghi, comparare altre modalità, imparare altri linguaggi, usare tempo per spostarsi nelle fisicità lontane da noi mi ha dato modo di ritornare a casa sentendola più mia.
Perché si può imparare di più stando fuori?
Perché nella dimensione dell’ altrove sconfiggiamo il mostro della chiusura verso le differenze e assumiamo il valore proveniente anche dalle piccole cose e torniamo desiderosi di non dare mai nulla per scontato.
Stare fuori ci fa venir voglia di scrivere cosa vediamo, di documentare le situazioni in cui ci troviamo coinvolti e ci dà coraggio nel capire che possiamo partecipare attivamente e non solo come spettatori alle nostre azioni quotidiane.

Nello scambio tra lo stare e l’andare, vive la curiosità, si alimenta la volontà e si costruisce uno sguardo inteso alla programmazione, alla elaborazione di nuove piste di lavoro.
Questa disponibilità all’essere mobili, che si fa competenza viva, premia lo sviluppo di pratiche innovative e sostenibili per la città.

C’è un movimento costante che siamo chiamati a praticare anche nel riconoscere e rigenerare la nostra memoria, questa è un’altra pista di lavoro su ci siamo esercitati e che abbiamo valorizzato in questi anni di esperienza amministrativa.
La costruzione memoriale in un territorio policentrico diventa cemento per l’esercizio della democrazia. In questo tempo presente è allora quanto mai necessario questo approccio per dare senso ad una comunità che cambia e che in una fase di sostanziale transizione deve alimentare comportamenti partecipativi e solidali.

La democrazia vive nel desiderio che abbiamo di rifondarla.

Roberta Pavarini
Presidente Circoscrizione Nordest

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