Lettera aperta

Riceviamo e molto volentieri postiamo.

Reggio Emilia, 22/02/2012

Gent.mo Sig. Sindaco Graziano Delrio,

abbiamo letto con molto interesse la lettera del gruppo di intellettuali in merito al progettato allestimento dell’arch. Italo Rota ai Musei Civici e vorremmo intervenire sul tema, non per fare polemica, ma per portare elementi di riflessione.

Come giustamente segnalato dal gruppo dei trenta, la storia di Reggio documentata nelle sue istituzioni museali, pare essersi fermata tra il 1700 e 1800, come si può constatare leggendo la pagina relativa alla “Storia della città” sul sito Internet dei Musei.
Noi, assieme a tanti altri, crediamo invece che gli ultimi 150 anni siano per Reggio straordinariamente importanti.
E questo per tanti motivi, che vanno dallo sviluppo industriale, partito con le ferrovie e le Officine “Reggiane”, allo sviluppo sociale, segnato dalla nascita del movimento cooperativo e dalle iniziative di solidarietà del mondo progressista e cattolico, alla creazione del welfare locale.
Tutto ciò ha potuto però svilupparsi grazie alla forza economica generata dal comparto industriale, sia privato, sia cooperativo e, in seguito, da un tessuto diffuso di piccole e medie industrie.

In questa storia vi è un elemento che spicca su tutti per diffusione e trasversalità: le Officine “Reggiane”.
I temi sviluppabili a partire dalla vicenda delle “Reggiane” sono molteplici: si va dalla storia del passaggio dalla civiltà contadina a quella operaia, dall’archeologia industriale, allo sviluppo del sistema produttivo moderno, fino alla cultura scientifico/tecnologica, importantissima nelle società moderne ma praticamente inesistente nel sistema culturale pubblico reggiano.
Forse perché ancora non considerata “vera” cultura se paragonata a quella classico/umanistica?
Il linguista Tullio De Mauro lo spiega bene in un suo intervento da Ministro dell’Istruzione, paragonando la nostra situazione rispetto a tanti paesi europei: «Non così nella tradizione italiana: dove il banausico, il tecnico, l’operativo, il far qualcosa rispetto al saper parlare di qualcosa sono stati e ancora sono riguardati con sussiego e più o meno celato disprezzo…».

Eppure nella società reggiana c’è una grande passione per questo tipo di cultura, sviluppata da diverse piccole iniziative private, quali il Museo Salsapariglia di Bagnolo, il Museo “Bariaschi” di Guastalla, il Museo dell’Automobile di San Martino in Rio, il Museo “Benatti” di Barco, il Gamae (Gruppo Amatori Macchie Agricole d’Epoca), il Camer (Club Auto e Moto d’Epoca Reggiano), gli appassionati di aerei, il sig. Gino Bettati ed i suoi recuperi (in extremis) di bellissimi apparecchi di misura e disegni delle Reggiane (destinati da Terex al macero!) che ora fanno bella mostra all’Università, per finire con noi del Safre, con i treni d’epoca (con quello che rimane dopo le sciagurate demolizioni di tre rotabili delle “Reggiane” da parte di Fer!).

In oltre 20 anni abbiamo cercato di sensibilizzare in tutti i modi l’Amministrazione Comunale su questi temi, abbiamo incontrato diversi Assessori, ma sempre con un nulla di fatto.
Per la verità, anche a livello pubblico qualcosa si muove in questa direzione, in particolare grazie all’azione della Circoscrizione Nordest (con la presidente Roberta Pavarini), del Cds – Villa Cougnet, dell’Assessorato alla Cultura della Provincia e, in passato, anche di Act.
Tramite la Circoscrizione Nordest abbiamo fatto avere ad uno dei gruppi di lavoro sull’Area Nord, una bozza di progetto museale relativo alla nostra storia industriale, redatto in collaborazione con l’arch. Roberta Borghi, laureatasi alcuni anni or sono, proprio con una tesi su un museo tecnico a Reggio Emilia.

Sig. Sindaco, come vede le energie e le idee non mancano, noi intendiamo accogliere la Sua proposta di condividere con la città un percorso culturale. Un percorso che, partendo dai ricordi, serva per capire meglio il presente e il futuro della nostra terra.
Sarebbe bello se si potesse studiare veramente qualcosa di assimilabile al Museo della Città, come ipotizzato, purtroppo senza alcun seguito, da un gruppo di lavoro all’epoca del sindaco Fantuzzi, circa 25 anni or sono.
Le risorse per iniziare il percorso ci sarebbero, si tratta solo di fare una scelta politica su come indirizzarle.

In attesa di un gradito riscontro porgiamo cordiali saluti

il Presidente di Safre Riccardo Bedogni
il Segretario di Safre Alberto Sgarbi

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