''Guastalla in chiaroscuro'', la parola alla critica

Presentato lo scorso 26 novembre a Guastalla nel corso di un evento organizzato dall’Anpi locale, il volume intitolato “Guastalla in chiaroscuro. Il racconto storico di una piccola comunità in guerra (1938-1945)” – nato dalla ricerca e dalla scrittura a quattro mani di Antonio Canovi e Marco Fincardi, per le edizioni di Aemilia University Press – ha nel frattempo raccolto alcuni positivi riscontri.

Siamo lieti di pubblicarne di seguito (e condividerne) una prima selezione, ringraziando gli autori delle recensioni. 

Alessandro Casellato per Aiso
Si tratta del prequel del libro che gli stessi autori hanno pubblicato tre anni fa su Guastalla nel dopoguerra (“La Repubblica sulle rive del Po: Guastalla dalla Liberazione al 1948”, Bologna, Cleub, 2009). Come quello, è costruito quasi esclusivamente sul montaggio e il commento di interviste (una quarantina) frutto di una lunga consuetudine di Canovi e Fincardi alla ricerca storico-sociale con le fonti orali in provincia di Reggio Emilia.
La guerra si conferma uno straordinario acceleratore/catalizzatore delle dinamiche sociali: belle le pagine iniziali sulle percezioni dello spazio, sui confini impalpabili ma evidentissimi agli occhi dei narratori tra città e campagna, e sul penetrare della modernità – lavoro industriale, consumi, mobilità – nella vita comunitaria.
Ma, in questo libro, la guerra è soprattutto un formidabile produttore di narrazioni e memorie. Ai due autori le testimonianze orali interessano non solo perché ci informano sulla storia dei fatti (e non è poco: non sono poi molti i saggi di storia sociale della seconda guerra mondiale condotti dentro gli orizzonti di città, cittadine e paesi) ma soprattutto per il significato che essi assunsero per i loro testimoni. Ad esempio, i racconti sugli incontri con i “nemici” che vengono dal cielo (aerei, paracadutisti, volantini, bombe) sono analizzati come cartine di tornasole delle ambigue e mobili identità collettive che si producono in tempo di guerra.
Guastalla è un ombelico del mondo: uno dei mille possibili. Già capitale per duecento anni di un minuscolo ducato, il suo territorio è stato investito fin dall’Ottocento dalle grandi trasformazioni introdotte dal capitalismo agrario e dal socialismo bracciantile. Anche da questo libro si conferma un luogo tutt’altro che “periferico”: un posto certo “speciale” per chi vi abita – la presunta “diversità” antropologica dei guastallesi è uno dei fili rossi che attraversa tutte le testimonianze – ma anche per chi lo incontra per la prima volta attraverso le suggestioni di questi racconti.
Con inaspettate scoperte (o conferme): chi sapeva, ad esempio, che proprio a Guastalla si sarebbe dovuta riunire, il 15 dicembre 1943, l’assemblea costituente con cui Mussolini voleva legittimare la Repubblica Sociale Italiana?

Notiziario Anpi
Il racconto della guerra a Guastalla prende forma, nel volume, attraverso il colloquio di molte voci popolari, interrogate dai due autori, storici dell’età contemporanea attenti agli usi della memoria.
Il ricorso alle fonti orali offre al lettore la possibilità, preziosa, di entrare in diretto contatto con le parole e le culture che hanno permeato questa “piccola capitale” nel periodo in “chiaroscuro” compreso dall’apogeo del fascismo, la sua crisi verticale, la breve estate del ’43, il regime di occupazione nazista, l’insorgenza partigiana.
Tra la proclamazione dell’Impero e l’annuncio della Liberazione, Guastalla conosce una forte transizione: c’è tutto un mondo agricolo che s’inurba, ponendo le basi di un distretto industriale che ha individuato nell’industria del legno e degli elettrodomestici la propria principale attività. Tale processo non è stato, e nemmeno avrebbe potuto essere, indolore. Tuttavia i testimoni intervistati danno conto di una straordinaria tensione esperita dai protagonisti a salvaguardia dei caratteri distintivi della società guastallese.
Guastalla ne esce come un mondo sociale, piccolo nei confini geostorici, ma rappresentativo di paradigmi interpretativi che sono universali proprio perchè abitano le stanze quotidiane della gente.

La recensione è originariamente apparsa sul numero 9 (dicembre 2011) del Notiziario Anpi

La nostra identità in “chiaroscuro” (Roberta Mori per Robertamori.it)
La caratteristica principale dell’impianto letterario, che ho sottolineato nel mio intervento, è la ricostruzione storica attraverso le testimonianze orali generosamente fornite dai protagonisti della Resistenza e del tempo, con una particolare attenzione per il punto di vista di quei giovani, uomini e donne, che tra le pagine fanno emergere la verità vissuta che si affianca alla verità storica.
E’ un metodo molto interessante quello di esplorare la memoria individuale per ricostruire la memoria collettiva: il libro lo applica al meglio, poiché evidenzia i valori a cui sono saldamente ancorate le narrazioni e il pathos di una forma di partecipazione alla vita e all’impegno pubblico che risalta grazie ad un contributo sentito e personale.
Emergono dal libro tratti identitari, tra dialetto e italiano, mischiati ad una riconoscibile evoluzione dei diritti e delle condizioni sociali che risulta del tutto adeguata a fornire elementi educativi ai ragazzi e alle ragazze di oggi.
Prendendo spunto dall’autenticità delle tante voci femminili, ho voluto poi sottolineare il ruolo delle donne in quel periodo così difficile della nostra storia, ruolo che hanno saputo interpretare con coraggio e determinazione.
Ecco perché la mia proposta all’Anpi, all’Amministrazione e alla platea, di veicolare il progetto narrativo nelle scuole e nei luoghi di cultura e aggregazione. Per condividere i tratti del passato non nella malinconia delle rimembranze, bensì nell’ottica di un’assunzione consapevole e di un rilancio per il futuro di valori come la libertà, la dignità, il bene comune.

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