Per una Scuola Popolare di Cinema

Il dibattito che abbiamo aperto durante il “seminario eutopico” del 28 febbraio scorso, si arricchisce di un nuovo contributo. Lo fornisce Nico Guidetti, nostro amico e (non solo per questo motivo) bravo documentarista: la sua proposta intercetta in pieno una delle direttive dell’attività del nuovo Atelier Bligny.

Da anni ormai la tecnologia di larghissimo consumo ha sviluppato un’ibridazione dei mezzi che ha cambiato profondamente non solo i modi con cui i giovani fruiscono l’audiovisivo, ma anche l’operatività stessa che sta alla base della sua produzione: dagli smartphones, con cui il telefonare è diventata solo una loro tante funzioni, all’iPad che ha rivoluzionato in senso analogo il classico computer portatile.
Ciò ha ovviamente aperto (e continua ad aprire) scenari spesso imprevedibili e non di rado destabilizzanti persino per chi produce tali tecnologie, generando conflitti per certi aspetti irrisolvibili e scardinando non poche rendite di posizione sedimentate negli anni.
Televisori ultrasottili Hd quando non in 3D, di fatto, interessano assai poco una massa di adolescenti che non guarda la televisione, preferendo fruire quasi tutto sul Web, via social network o YouTube (e quindi su iPad, smartphones o laptop).

Il caso Mtv è emblematico: rivolto a un target che va dai 15 ai 19 anni, Mtv non risulta essere presente nell’Auditel (con cui, anzi, ha aperto da tempo un contenzioso), sostenendo che l’indice di gradimento tra i suoi spettatori può essere misurato assai meglio in base al numero di clic che ottiene il sito o i “mi piace” del suo profilo Facebook, che in base all’audience del canale via satellite o digitale terrestre.

Discorso analogo sul piano produttivo: i ragazzi sono sempre meno propensi a farsi spettatori passivi, prediligendo spesso una propria produzione dal basso che la rete rende immediatamente condivisibile, tramite i soliti smartphones o iPad di cui sopra, più raramente telecamere o fotocamere.
Questo enorme potenziale tecnologico messo a loro disposizione, tuttavia, non ha colmato il vuoto di contenuti che spesso caratterizza questa produzione.
Veniamo perciò al dunque.

Che fare? Lo scopo che la Scuola Popolare di Cinema, che avrà sede presso l’Atelier Bligny, intende perseguire è quello di educare i giovani utenti dei laboratori a fare, per così dire, buon uso dei numerosi strumenti messi a loro disposizione; ossia un uso espressivo e narrativo consapevole.
A partire da se stessi, innanzitutto.
Riteniamo che partire da sé, dalle proprie storie, sia il primo passo per aprirsi poi all’altro da sé, facendo leva, una volta assunta consapevolezza delle potenzialità espressive del mezzo, sul piacere di raccontare, e quindi di conoscere.

Come raccontarsi? I laboratori non forniranno direttive teoriche a priori, ma lavoreranno su temi e storie proposti dagli stessi ragazzi del quartiere. Chi cura i laboratori, perciò, avrà il compito di aiutare i ragazzi a dare corpo e struttura a ciò che vorranno raccontare. Il materiale girato dai ragazzi e le loro storie di vita diventeranno oggetto di analisi, studio e confronto.

I prodotti realizzati come frutto di questi laboratori potrebbero poi costituire il palinsesto di un canale Web per la Scuola Popolare di Cinema (su YouTube o Vimeo), nonché diventare oggetto di installazioni e proiezioni all’interno della stessa sede di via Bligny.

Nico Guidetti
kinodoc.it

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