Un seminario di sogni al lavoro

Di che cosa è fatto un seminario eutopico? Di sogni al lavoro.

Nell’inverno scorso, con il nostro Convivio in Saletta, Eutópia ha guadagnato una certa aura di simpatia, ma soprattutto ha sperimentato una modalità di condivisione esistenziale, tra vecchi-nuovi codici linguistici.

L’obiettivo che ci eravamo prefissati, in stretta sinergia con la Cooperativa Case Popolari di Mancasale e Coviolo, era quello di “rigenerare” la Saletta; ci pare opinione comune che si sia colto nel segno, nella consapevolezza che sono gli usi a fare i luoghi, per cui non si è mai veramente arrivati.

Nel frattempo, abbiamo coltivato nuovi “sogni al lavoro”, ma si è anche fatta conclamata la crisi, il cui primo effetto lo misuriamo, ogni giorno, nel riflesso condizionato che ha preso un po’ tutti a fare un passo indietro, piuttosto che a rendersi soggetti l’un l’altro più prossimi. Tuttavia, così diffidando e rinviando, si diradano pure le occasioni di relazione sociale, quindi si finisce per tenere chiuse in dispensa (o scendere proprio in cantina) le buone pulsioni eutopiche.

Ma il 2012 è l’anno, per noi, di due altri obiettivi.
Il primo, la maturazione come Associazione di promozione sociale (Aps).
Il secondo, l’avvio di un nuovo progetto di rigenerazione che ha pure un indirizzo: via Bligny, 52, l’edificio che ospitava il vecchio Circolo Arci “Pistelli”, oggi acquistato (anche se non integralmente) dalla Cooperativa. Qui sta mettendo le proprie radici lo Spi-Cgil, qui stiamo cominciando a immaginare specifiche attività di mediazione generazionale e culturale.

C’è poi un grande sogno, coltivato da alcuni di noi, e che sta infine a noi tutti decidere se mettere o meno al lavoro: la realizzazione nella Frontiera Nord di Reggio Emilia di una “cooperativa di comunità”.

Tutto ciò fa pensare che sia appunto giunta l’ora di un seminario eutopico, dove i nostri “sogni al lavoro” potranno riconnettersi. La proposta di incontro – estesa a chiunque voglia partecipare – è per martedì 28 febbraio, a partire dalle ore 17:00 (ovviamente presso la Saletta Civica di via Selo, 4), fino a “esaudimento” dei nostri bisogni eutopici.

Promettiamo di impegnarci di più di quanto non abbiano fatto a Bad Godesberg.

L’audio degli interventi

Introduzione (14:46)
(Sandra Palmieri, presidente Eutópia)

Lo Spi ritorna alla “Casa del Popolo” (09:12)
Giovanna Calvi (Spi-Cgil Reggio Emilia)

Nuove architetture attrattive e filosofie addittive (26:24)
(Alessandro Ardenti, architetto)
Se, per poter essere abitato, un luogo deve esercitare sulla folla soprattutto un potere seduttivo, allora, credo sia giusto dubitare che il bisogno primario dell’abitare non sia più principalmente ispirato alla filosofia della sopravvivenza, ma bensì alla necessità di corrispondere anche astrattamente alla “bulimia esperienziale” indotta da questa nostra postmodernità; quel fenomeno, cioè, che tende tra l’altro a rafforzare il carattere sempre più entertainment dell’architettura, ovvero quell’irrefrenabile stimolo a progettare inedite e differenti performances anche attraverso la spazialità architettonica.
Ma questo “allegro” bisogno di sentire attrattività o di sentirsi attrattivi fonda veramente su un significato di sicura sostenibilità?

Imparare è una forma di collezionismo, come dimostrano le citazioni e i frammenti delle letture quotidiane che Walter Benjamin accumulava nei taccuini, per portarli sempre dietro e leggerli forte agli amici. Anche pensare era una forma di collezionismo, per lo meno nelle fasi preliminari. Registrava coscienziosamente idee vaganti, sviluppava dei minisaggi nelle lettere agli amici.
[S. Sontag, Sotto il segno di Saturno (1972-1980), Einaudi, Torino 1982, p. 104]

E’ per queste ragioni, e sicuramente altre ancora, che a mio modo di vedere il cosiddetto “atteggiamento adattativo” potrebbe permetterci di procedere per successive aggiunte acquisendo un po’ alla volta concretezza, diventando perciò sempre più applicabile.

Prendendomi non poche responsabilità e licenze (quindi per questo vergognandomi da sudare), volevo affrontare il tema delle comunicazioni immateriali. Il fenomeno in discussione è principalmente quello della mobilità, non proprio di tipo veicolare, ma bensì di carattere virtuale, i cui effetti dispersivi sullo spazio urbano hanno avuto e stanno avendo conseguenze inimmaginabili.

«L’offerta di una rete delle apparenze oltre che delle informazioni, con la possibilità di una libera comunicazione intersoggettiva sono aumentati i rischi della omogeneità indotta delle preferenze e della sublimazione dell’esperienza per mezzo dello schermo mediatico.
Così l’incertezza sociale intorno alle interpretazioni possibili aumenta e le opinioni si trasformano sovente in infondate credenze. Forse il nostro stesso interesse per le diverse qualità offerte dalla relazione tra cose e persone, per le storie e le memorie, sono anch’esse diventate fantasmatiche credenze. E la città diviene il luogo che offre le credenze più ampie di mobilità e di scambio solidale ma anche la solitudine più rigida e crudele insieme all’oppressione ossessiva del controllo».
[V. Gregotti, Architettura e postmetropoli, Einaudi, Torino 2011, p.42]

C’è un altro tipo di mobilità virtuale a cui si è fatto più volte cenno: ovvero quella di sentirsi virtualmente migranti senza mai spostarsi di luogo.
Infatti, la nostra condizione di “cittadinanza”, essendo costantemente rideterminata anche dalle mescolanze immigratorie, peraltro in modo multiforme e fuori da ogni possibilità di controllo, fanno sì che anche il nostro ruolo di cittadini sia da reinventare senza sosta, allenando continuamente il nostro sguardo, non prima, però, di aver superato lo sgomento.

Dobbiamo tornare sulla strada (28:12)
(Roberta Pavarini, presidente Circoscrizione Nordest – Reggio Emilia)

Un progetto di narrazione dei luoghi (08:12)
(Alberto Pioppi, sociologo, Cds – Villa Cougnet, Eutópia)

La cooperativa di comunità (17:57)
(Carlo Possa, Legacoop – Reggio Emilia)

Esempi di cooperazione interdisciplinare di comunità (05:20)
(Renzo Testi, Coop Consumatori Nordest)

Un blog serve a far rimanere nel tempo e a ritrovare (07:46)
(Daniele Castagnetti, Cds – Villa Cougnet, Eutópia)
Come introduzione all’intervento, rimandiamo alla lettura della pagina dedicata.

L’Atelier Bligny (23:35)
(Antonio Canovi, storico, Cds – Villa Cougnet, Eutópia)
Per la prima parte dell’intervento, rimandiamo alla lettura del relativo post.

Eutópia è inoltre capofila di un progetto denominato Atelier in Parkour, che parteciperà alla nuova edizione del bando I reggiani, per esempio.
Quanto segue è la descrizione dell’attività che accompagna la domanda di finanziamento.

Mettere in dialogo i nodi (04:53)
(Sandra Palmieri, presidente Eutópia)

Un quartiere-motore della storia della città (15:08)
(Bruno Cavalchi, Cooperativa Case Popolari Mancasale e Coviolo)

Agire, confrontarsi e partecipare senza frontiere (13:15)
(William Bigi)

Commento #1 (01:24)
(Sandra Palmieri, presidente Eutópia)

Identità e socialità in mutamento (05:32)
(Ermes Bonacini)

Commento #2 (05:38)
(Sandra Palmieri e Antonio Canovi)

Due o tre cose da sapere sul Parkour (05:52)
(Simone Saccani, operatore di strada)
Come introduzione all’intervento, rimandiamo alla lettura del relativo post.

Per una Scuola Popolare di Cinema
(Nico Guidetti, documentarista)
Contributo aggiuntivo, per il quale rimandiamo alla lettura del relativo post.

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