Frontiera Nord: dall'Arco, alle Vele

Georges Perec afferma che lo spazio è un dubbio: occorre marcarlo e designarlo, altrimenti cola come sabbia tra le dita. E il tempo se lo porta via. Luoghi immobili e intangibili non ne esistono: si tratta di imparare a raccontarli nello spazio che cambia, quindi di farne esperienza.

La Circoscrizione Nordest prende sul serio le parole di Perec. Alle prese con questo dubbio, si interroga e lavora in modo partecipato per accompagnare il singolo cittadino all’interno del paesaggio che cambia. Sono infatti alcuni anni che a Nord della città – grazie all’impulso offerto dall’ex Circoscrizione 7 – cittadini, insegnanti, studiosi e associazioni si adoperano per la cura del territorio e di quanti vi abitano e lavorano.
Abbiamo così capito diverse cose che vorremmo raccontare alla città.

Innanzitutto, che la cultura dell’abitare rappresenta una risorsa primaria. Che riorientarsi nella mappa della città significa cambiare gli occhiali e investire nei luoghi di relazione sociale, agendo assieme ai diversi attori della cittadinanza per ridisegnare lo spazio urbano. Che non basta il disegno urbano, sia pure quello tratteggiato dai migliori tra gli urbanisti, ma serve un’urbanistica partecipata.
Abbiamo capito, in modo particolare, che l’Area Nord – per chi ci abita e cerca di abitarci sempre meglio – si articola in spazi di vicinato e rappresenta un deposito straordinario di relazioni sociali. A Nord della città questo è diventato un bene condiviso, si sono generate storie e memorie che hanno fondato l’identità dell’intera città. E allora abbiamo capito che è l’intera città ad avere bisogno di noi, di una periferia che sappia pensarsi e non solo essere pensata. Abbiamo capito che per amministrare una Circoscrizione, mentre se ne cura la manutenzione, occorre pensare l’intera città.
Piovono in questo periodo molti luoghi comuni, come ad esempio la favola brutta e anche un po’ cattiva che il “quartiere” in cui ci troviamo sia un agglomerato informe di “non luoghi”.

Marc Augé scrive: “Se un luogo può definirsi come identitario, relazionale, storico, uno spazio che non può definirsi né identitario né relazionale né storico, definirà un nonluogo”. Ma aggiunge anche che: “Il luogo e il nonluogo sono piuttosto delle polarità sfuggenti: il primo non è mai completamente cancellato e il secondo non si compie mai totalmente – palinsesti in cui si reiscrive incessantemente il gioco misto dell’identità e della relazione”.
Se a queste considerazioni aggiungiamo il nostro punto di vista – derivato dalle osservazioni fatte sul campo con gli operatori di strada, gli storici, i sociologi di territorio, i cittadini – emergono elementi molto interessanti sul tema dell’uso degli spazi sui quali si potrebbe aprire un lungo e crediamo inedito dibattito.

Cosa osserviamo, ad esempio, in un luogo pubblico come il centro commerciale  “I Petali”?
Osserviamo centinaia di giovani che lì si danno appuntamento, non un “lì” generico, ma davanti all’“Old Wild West”, piuttosto che a “Edicolè” o a “Zara”, quasi a delimitare, a segnare, ciascuno la propria appartenenza ad un “cantone”. Lì i giovani, anzi i giovanissimi, si incontrano, si parlano, si raccontano, si bevono un caffè o si prenotano per una visione collettiva di un film. Lì si mettono in mostra, con il nuovo taglio di capelli o la borsetta appena comprata.
Osserviamo coppie o gruppetti di donne sui 30/40 anni che si trovano per fare shopping, ma molto spesso semplicemente per chiacchierare o per consumare un pasto veloce alla pausa pranzo.
Registriamo anche una scelta, sempre più diffusa, di molti genitori che organizzano in questo luogo i compleanni dei propri figli: ci si trova prima a casa del festeggiato, si mangia la torta, si scartano i regali, poi si va a cena a “Rossopomodoro”, oppure al cinema. Se i ragazzini sono già grandicelli i genitori li “sorvegliano” a distanza e fanno capannello scambiando qualche chiacchiera.
Si potrebbe obiettare facilmente che questa è solo un’osservazione parziale, ma non è assente.

Forse abbiamo paura dei luoghi che ancora non conosciamo bene, o che sono entrati nel paesaggio attraverso una rottura dei contesti tradizionali o che soffrono una mancanza di interconnessione con i luoghi “di sempre”.
La riflessione allora deve essere condotta in modo serio e approfondito e non accontentarsi di semplificare categorie sociologiche complesse. Se di “nonluogo” vogliamo parlare non facciamolo solo in relazione ad un centro commerciale, presente o futuro e magari identificato addirittura con nome e cognome, ma facciamolo in relazione alla città, al modo in cui il cittadino ne fruisce oggi e ne fruirà in futuro, al modo in cui sceglierà o meno di abitarla o di consumarla.
Il senso di spaesamento, richiamato in ogni relazione allegata al voto sul bilancio degli ultimi 5 anni, è il perno su cui riflettere per far si che vi sia una politica che non ragioni solo per piani particolareggiati, diritti acquisiti, superfici utili e indici edificatori, ma reinterpreti l’urbanistica in relazione al tempo presente rinegoziando l’agenda delle priorità, garantendo il coordinamento pubblico delle amministrazioni locali sulla crescita della città in un’ottica fortemente partecipata che coinvolga tutti gli attori e i soggetti attivi che possono concorre al miglioramento della qualità dell’abitare nel territorio.

E’ anche per questa visione che ci piace di più parlare di “Frontiera Nord”.
Il termine “frontiera” esprime una situazione dinamica, anche conflittuale, ma di confronto tra attori sociali; è spazio-tempo di soglia che si re-inventa quale luogo urbano, chiede perciò un riconoscimento culturale; è luogo di memoria che partecipa di un tempo storico. Non ci basta essere chiamati “Area Nord”: è un modo di confinarci in posizione di appendice periferica, allocando tra l’altro i quartieri immediatamente a Nord della ferrovia, al di fuori del centro urbano.
Nell’Area Nord abbiamo già patito troppe politiche esogene, dall’alto, di confinamento, che ci hanno relegato sempre più ai margini; viceversa le pratiche sociali esperite nel tempo mostrano una tensione della Frontiera Nord a farsi città sperimentando il confronto interculturale. Testimonianza che il luogo, mentre va educato, a propria volta educa.
Si tratta insomma di un “banco di prova della modernità”, che vive e muore e rinasce in perenne transizione, ma anche trasformazione, perciò diventa tanto più importante imparare a decodificarne il profilo identitario, nella mutevolezza dei caratteri storici e culturali.

Da tale esigenza analitica scaturisce la creazione del laboratorio geostorico cui abbiamo dato nome di Centro di Documentazione Storica e del progetto didattico Educa il Luogo, che da anni accompagnano il nostro lavoro. Crediamo che la conoscenza dei luoghi e il riconoscimento delle memorie siano parte formativa nella costruzione soggettiva e sociale della cittadinanza.
Grazie alle pratiche educative e geostoriche che abbiamo promosso e che si sono mostrate generative di competenza e di saperi, ci siamo resi consapevoli, ad esempio, del valore di un posto come Santa Croce: simbolo della nascita industriale della città nel primo Novecento e del rimescolamento culturale e sociale della giovane popolazione inurbata; oggi, un secolo più tardi, cerniera e rete che sottende una nuova rivoluzione che si sposta ancora più a Nord, fa perno sulla nuova rete infrastrutturale europea e ha l’ambizione di costruire un nuovo profilo di città.

Scopo di questo documento, che presentiamo in occasione dell’espressione di parere sul Bilancio di previsione 2010 e triennale 2010-2012, non è fare l’elenco della spesa, rivendicando questa o quell’altra opera pubblica di cui necessita la Circoscrizione Nordest, poichè condividiamo l’impianto degli investimenti proposto in relazione alle rigidità paralizzanti imposte dalle nuove norme del patto di stabilità. Piuttosto vorremmo condividere un momento di analisi del lungo lavoro sin qui svolto, e raccontare ed offrire la competenza pluriennale di uno sguardo condotto rasoterra, ma che sa rischiare l’utopia del volo.
Un punto di vista essenziale che dovrà trovare cittadinanza all’interno del dibattito che si costruirà sul Nord della città.

Roberta Pavarini
Presidente Circoscrizione Nordest

“Siamo a Nord”, documento allegato al parere di Bilancio di previsione 2010 del Comune di Reggio Emilia, a cura della Circoscrizione Nordest.
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