Un Atelier (Bligny) in Parkour

All’apertura della nuova edizione del bando I reggiani, per esempio, l’associazione Eutópia ha inteso presentarsi come capofila di un importante progetto di rigenerazione: l’iniziativa, denominata “Atelier in Parkour”, è stata sottoposta al vaglio della commissione di valutazione predisposta dal Comune (aggiornamento: nel mese di marzo 2012, ha anche ottenuto parte del finanziamento richiesto.

Nella nota seguente (a cura di Antonio Canovi), una breve descrizione dell’attività che andremo a proporre.

Atelier Bligny è il nome a cui si è pensato per rigenerare la vecchia sede del Circolo “Pistelli”.
A differenza della Saletta Civica, la quale vive nella misura in cui abita, intimamente, il cuore delle Case operaie, siamo qui in un luogo che saprà rigenerarsi nella misura in cui saprà reinventare/ritrovare una relazione di scambio con la strada.

Ma che lingua parla questa strada? Si tratta di una strada “conquistata” alle siepi di campagna, in parte stradello, ma già vicolo (“del Lupo”) all’incrocio con il nuovo viale delle “Reggiane” (viale Ramazzini).
Una strada che ha imparato a parlare operaio, declinando la nuova lingua delle “Reggiane”.
Il “Pistelli” ha testimoniato di quel mondo lì, paradossalmente prendendo vita quando questo ha cominciato a declinare (e nessuno, o quasi, lo avrebbe sospettato!).


Visualizza Atelier Bligny in una mappa di dimensioni maggiori

Come rigenerare un luogo di resistenza culturale, infine un fortino abbandonato?
Ripartendo dalle sue soglie, sulle quali oggi rimbalzano le voci di molte lingue, perchè sono le soglie rese al momento impermeabili. Ma sono nate insieme all’edificio, sta a noi renderle nuovamente permeabili.

Ora c’è una pista ciclabile, davanti alla vecchia Casa degli Operai delle Reggiane. Una pista assediata da molte auto, ma che ha il gran vantaggio di unire con la stazione ferroviaria, scorrendo dinanzi al Centro internazionale “Malaguzzi”. E attorno, dietro gira un cortile: uno spazio alberato, ma oggi trascurato, che attende la sua nuova “buona stagione”.

Molte sono le idee/suggestioni che questo luogo muove, più sotto ne farò un primo elenco alla mia impronta.
Sul fatto che in Eutòpia circoli una gran creatività, nessun dubbio. Tuttavia credo sia il caso di arrivarci per il tramite di un percorso partecipato, da impostare alla maniera delle “vecchie” e però insuperabili “inchieste sociali”. Si tratta di identificare, decrittare, restituire un’analisi dei bisogni, colti in un tempo-spazio dato; nella prospettiva – qui sta la visione, se l’avremo – di “federare” cittadini e cittadinanza attorno ai bisogni che sapremo riconoscere.

Atelier Bligny può diventare nodo di rete posto al servizio di una nuova, ancora da immaginare, ma possibile, “cooperativa di comunità” da aprire a Santa Croce-Reggiane (per riprendere la formulazione storico-amministrativa di questo spazio). Per arrivarci, dobbiamo conquistarci il sostegno di soggetti altri: la Circoscrizione, i servizi di Welfare, l’associazionismo di prossimità…
Atelier Bligny
si propone come uno dei punti nodali di un sistema della mobilità sostenibile a Reggio Emilia.

Ma che cos’è il Parkour?
Il secondo fulcro della nostra progettualità è imperniato sulla disciplina metropolitana del Parkour.
Nata in Francia agli inizi degli anni ‘80 e giunta in Italia attorno al 2005, consiste nel superare qualsiasi genere di ostacolo all’interno di un percorso, adattando il proprio corpo all’ambiente circostante.

Il Parkour non è soltanto uno sport, è anche un’applicazione sociale. I valori del Parkour sono importanti per insegnare ai giovani il rispetto per se stessi e la conoscenza dei propri limiti per poter affrontare i piccoli grandi ostacoli che la vita pone davanti al cammino proprio di ogni essere umano.
Il Parkour è utilizzato soprattutto per mostrare un modo reale, alternativo e intelligente di sfruttare con rispetto gli spazi periferici ed in genere per far sviluppare, soprattutto nei giovani e giovanissimi, un sano rispetto per l’ambiente ed una critica ricerca su se stessi e sui propri limiti.

In sintesi lo scopo del Parkour è spostarsi nel modo più efficiente possibile. Per efficiente si intende: semplice e veloce.
L’approccio al Parkour prevede un allenamento lento, progressivo e graduale per migliorare tutte le caratteristiche atletiche dell’individuo. Il raggiungimento di questa coscienza di sé, del sapere interpretare le proprie “sensazioni” e dei propri limiti richiede tempo anche perchè si basa sull’esperienza diretta di chi lo pratica.
La formazione del necessario bagaglio di conoscenza richiede di vivere in prima persona numerose e diverse esperienze, talvolta frustranti (insicurezza, paura, senso di incapacità, lentezza nel progresso), ma altamente istruttive, se esercitate con costanza, poiché superabili.
L’allenamento del tracciatore (dal francese traceur, ossia il nome generico di chi pratica questa disciplina sportiva) si divide in due fasi: il potenziamento fisico e la pratica sui percorsi (o tracciati).

La prima non è strettamente connessa al Parkour e può far uso di qualsiasi movimento che aiuti a migliorare il controllo del corpo e aumentare i propri parametri di forza, velocità, equilibrio, ecc.
La seconda invece prevede la scelta di un punto di partenza e uno di arrivo, e l’analisi critica di tutti gli ostacoli tra i due. Il tracciatore esperto è in grado di trovare le combinazioni giuste di tecniche e movimenti per percorrere il tracciato nel modo più fluido possibile. Molti traceurs hanno dei tracciati prediletti che continuano a perfezionare negli anni.

Il Parkour è proposto sia come disciplina che come uno stile di vita, un modo di pensare e di conoscere, rispettare e tentare di superare i propri limiti. Qualsiasi appiglio o ostacolo viene osservato come un punto di appoggio da superare in maniera fluida ed efficiente.
Questo insegna nella vita di tutti i giorni a non arrendersi mai davanti ad un problema ma al contrario, grazie all’impegno, alla costanza e all’esercitazione, sfruttarlo per proseguire in modo ancora migliore la marcia verso il proprio obiettivo finale.

L’idea di un Parkour Park nasce a Reggio Emilia grazie ad una serie di ragioni:

– da circa tre anni parecchi giovani adolescenti in età compresa tra i 14 e i 20 anni in vari quartieri e in vari comuni della provincia si sono avvicinati, in modo più o meno continuativo, alla disciplina

– le esercitazioni dei traceurs avvengono principalmente in zone della città che vengono reputate adatte dai cultori di tale discipina. Spesso però in questi stessi spazi urbani (parchi, arredi urbani, strutture pubbliche e private) i traceurs vengono visti dagli adulti come persone spericolate incuranti della propria incolumità fisica nonché degli spazi che frequentano e che utilizzano per praticare il Parkour

– i tracciatori di Reggio Emilia chiedono agli educatori territoriali del Comune spazi urbani attrezzati e, riprendendo le esperienze condotte in altre città della Regione e d’Italia, la creazione di strutture pubbliche dedicate alla disciplina che possano garantire le esercitazioni di Parkour senza generare scontri tra chi pratica la disciplina e la cittadinanza adulta

Segue la descrizione dell’attività che accompagna la domanda di finanziamento.

Antonio Canovi

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