La terra trema

Siamo lontani (per nostra fortuna) dall’epicentro del terremoto che, tra il 20 e il 29 maggio scorsi, ha colpito la Bassa emiliana. Siamo invece vicinissimi a chi ne ha subito le tragiche conseguenze, stretto tra il martello del flagello naturale e l’incudine di molta incapacità in primis culturale nell’impostare un adeguato rapporto di compenetrazione e convivenza tra uomo e territorio.

L’orologio distrutto qui riprodotto, ricorda però che non è l’ora delle polemiche. Nelle nostre minime possibilità, offriamo spazio per far circolare, condividere e socializzare quelle informazioni utili a portare un aiuto concreto alle popolazioni colpite dal sisma.

Intrervenire nelle zone terremotate
Si ricercano disponibilità per l’accoglienza degli sfollati: si può segnalare la propria con una, indicando nome e cognome, città dove è presente l’appartamento o il posto letto che si mette a disposizione, la durata della disponibilità, la possibilità di utilizzo cucina o consumare pasti, infine un numero di cellulare o di telefono fisso.
I dati saranno convogliati presso l’Assessore all’Ambiente e alla Protezione Civile della Provincia di Modena, Stefano Vaccari, che avrà cura di farli pervenire alle strutture della Protezione Civile in modo che si possa realizzare un’organizzazione efficace, efficiente ed in raccordo con le Istituzioni.
E’ assicurata la massima discrezione, nel rispetto della privacy.

Raccolta di beni di prima necessità: acqua e generi alimentari (a lunga conservazione e soprattutto pasta, scatolame, sughi pronti, frutta e verdura, in grandi confezioni tipo ristorante), materiale per l’igiene anche personale (saponi, detergenti, dentifrici, pannoloni, assorbenti, ecc.), vestiti in particolare per neonati e bambini se in buone condizioni (meglio se nuovi), bicchieri e posate di plastica monouso.

Altre informazioni aggiornate sul sito Partecipazione.eu.

Sono già stati predisposti numerosi punti di raccolta (Caritas, Aq16, Federconsumatori, …): Federconsumatori di Reggio Emilia è in contatto con la Protezione Civile (riferimento è Franco Drigani, presente sui luoghi più colpiti) che sta coordinando gli aiuti.

Raccolta di materiale ed attrezzatura: brandine, reti, materassi, ecc. vanno conferiti direttamente al Centro unificato di Protezione Civile di Reggio Emilia, in via del Chionso, 32 (presso la sede della Croce Rossa).
Il Centro risponde allo 0522.271628.

Disponibilità di chi vuole proporsi come volontaria/o: se nelle prime fasi dell’emergenza le attività sono svolte da personale addestrato, ulteriori risorse (volontari generici) possono essere utili solo successivamente, per le ordinarie attività di animazione e supporto nella gestione dei campi.
Ci si può mettere in contatto con il Centro di Servizio per il volontariato di Modena, che risponde allo 059.212003 oppure a.

La Provincia di Reggio Emilia ricerca architetti, ingegneri (civili e strutturali) e geometri, meglio se abilitati attraverso i corsi NVR (Nucleo valutazione regionale). Le disponibilità vanno segnalate sempre al 0522.271698 del Centro unificato di Protezione Civile.

Inoltre l’Amministrazione comunale di Concordia ricerca volontari per svolgere turni di sorveglianza notturna ai centri di accoglienza sfollati del terremoto allestiti presso la sede del Pd e il centro sportivo comunale.
Indicativamente i turni si svolgeranno nelle fasce orarie 21:00 – 02:00 e 02:00 – 07:00
.
Chi volesse segnalare la propria disponibilità chiami il 345.7952929 o scriva una.

Il movimento #Salvaiciclisti scrive sul proprio sito di essersi rivolto alla sua rete di contatti sul territorio per sapere quali fossero le reali esigenze e in che modo poter aiutare le popolazioni.
Stefania Agarossi, volontaria del campo di San Carlo (Fe), ha fatto sapere che hanno anche bisogno di biciclette, così come a Cento e a Sant’Agostino (due dei paesi più colpiti dal sisma).
Causa stato del manto stradale, la bicicletta diventa un bene fondamentale per coprire le distanze tra i paesi colpiti, per i volontari come per gli ospiti dei campi. I soccorritori e i pompieri si muovono in sella. Ma ne servono circa altre 50, anche per i bambini che così possono muoversi, sfogarsi un po’ e distrarsi.
Chi ha una bicicletta funzionante e/o una pompa di cui è disposto a privarsi, può mettersi in contatto via con l’associazione.

Rifondazione Comunista, le Brigate di Solidarietà Attiva e le Fasce Rosse stanno intervenendo nelle zone colpite dal terremoto (con base a Cavezzo).
Chi volesse essere d’aiuto può farlo andando sul posto, contribuendo alla Cassa di Resistenza o inviando generi di prima necessità.
I contatti sono Gianfranco Fontanili (347.0440517 |), Annalisa Magri (340.2305126 |) o Carlo Pagliani (373.7607929 |).
Chi fosse disponibile ad andare sul posto scriva una e-mail indicando: nome e cognome, provenienza, esperienza in situazioni analoghe, competenze/lavoro, disponibilità.
Per chi potesse/volesse pernottare, sono richieste tenda e sacco a pelo. Non necessario ma utile essere automuniti.

Aiuti in denaro
La Provincia di Reggio Emilia ha messo a disposizione il proprio conto corrente riservato alle emergenze umanitarie per avviare, fin da subito, una raccolta di fondi da Enti pubblici, associazioni e privati, da destinare a progetti a breve e medio termine sia per un aiuto immediato alla popolazione sia per la ricostruzione materiale e sociale delle comunità emiliane colpite dal violento sisma di domenica.
Il conto è intestato a “La Provincia di Reggio Emilia per le emergenze e la solidarietà” ed è attivo presso la filiale Unicredit di via Emilia Santo Stefano, 18/e (Reggio Emilia) con le seguenti coordinate Iban: IT 12 I 02008 12800 000100658213.
Nella causale è necessario indicare “Terremoto Emilia 2012”.
Le somme versate saranno destinate a progetti di assistenza e ricostruzione seguiti direttamente dalla Provincia di Reggio.

Si può anche donare inviando un Sms o chiamando da rete fissa il numero 45500 per donare € 2 (servizio attivo con gli operatori Tim, Vodafone, Wind, 3, Poste Mobile, CoopVoce, Tiscali e Noverca e su rete fissa con Telecom Italia, Infostrada, Fastweb, TeleTu e Tiscali).

Già a partire da domenica 27 maggio in tutti i negozi Coop del Distretto Adriatico (che raccoglie Coop Nord-Est, Estense, Adriatica, Reno, Eridana e Cooperative del sistema Coop nel Veneto, Friuli, Marche e Trentino) vengono raccolti fondi da destinare alle popolazioni coinvolte dal terremoto che nei giorni scorsi ha pesantemente colpito vaste aree del modenese e del ferrarese con effetti anche nelle province di Bologna, Reggio, Mantova e Rovigo.
La raccolta fondi avviene con modalità molto semplici, tramite il conferimento volontario in solidarietà (effettuato direttamente nel punto vendita da parte dei soci e clienti) di un contributo.

Cassa di Resistenza (Partito della Rifondazione Comunista) – I versamenti potranno essere effettuati sul conto corrente del Prc Emilia-Romagna, con i seguenti estremi:
PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA – COMITATO REGIONALE EMILIA-ROMAGNA
via Menganti, 8 – 40133 Bologna
IT 06 L 02008 12932 000003118146
Causale: Cassa Resistenza terremoto

Per contribuire a diffondere questo messaggio, potete inoltrare il link a questa pagina agli indirizzi e-mail della vostra rubrica.

Nei giorni scorsi, il Cds – Villa Cougnet e l’associazione Eutópia hanno inoltre aderito all’appello che “E” – Il mensile (la webzine di Emergency) ha voluto rivolgere al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per destinare i fondi per la parata militare del 2 giugno in iniziative di solidarietà con le popolazioni della pianura emiliana colpite dal sisma.

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1 commento a La terra trema

  • Daniele Castagnetti

    Wu Ming 1, Il #terremoto in Emilia e gli orologi
    (Wumingfoundation.com)

    Da quando è iniziato il terremoto in Emilia, i giornali e siti di informazione (soprattutto quelli locali) pubblicano foto di orologi. Le torri degli orologi di Finale Emilia, San Felice sul Panaro e Ferrara; l’orologio della chiesa di Sant’Agostino, quello della chiesa di San Rocco a Cento…
    Quadranti danneggiati, spaccati, scomparsi. Qualcuno è rimasto intatto ma fermo, a segnare l’ora della scossa che lo ha bloccato. Chi come me vive a Bologna non può non pensare all’orologio della stazione, fisso sulle 10:25 dalla strage del 2 Agosto.
    Perché un orologio fermo diventa notizia? Perché ne guardiamo la foto? Forse perché in essa cogliamo qualcosa, un lampo di verità su noi stessi.
    L’Evento che lacera la quotidianità si esprime per metafore. Come gli insorti della Comune di Parigi secondo Walter Benjamin, il terremoto ha «sparato sugli orologi».
    Non solo: ha causato il tracollo della rete telefonica mobile.

    Quale messaggio dovremmo cogliere?
    Se chiedi a un bambino di disegnare una casa, disegnerà quasi sempre una villetta monofamiliare, anche se vive in un trilocale al decimo piano o in un brefotrofio. In modo analogo, il terremoto ha colpito gli orologi di torri e campanili, benché da tempo non siano più quelli a scandire la nostra giornata. L’odierna forma-orologio è onnipresente, incorporata in ogni nostro dispositivo: computer, tablet, telefonino, furbofono, cruscotto di auto «intelligente»…
    Oggi, almeno in Occidente, sappiamo tutti e sempre che ora è. Non era mai accaduto che la maggioranza dei membri di una società si percepisse e rappresentasse in ogni momento dentro un tempo scandito e strutturato.
    Franco “Bifo” Berardi dice che il telefonino è una catena di montaggio mobile, dalla quale non puoi staccarti. Al tempo stesso, sei cronometrista della tua prestazione.
    E’ forte la tentazione di maledire il sisma, descriverlo come «demone», «mostro», entità ostile. «Siamo in guerra con la terra», ha gridato a tutta pagina un quotidiano emiliano, ma non è la terra il nemico. E’ forse colpa della terra se viviamo, costruiamo, abitiamo, lavoriamo, obbediamo in un certo modo?

    A uccidere non è il sisma, ma la realtà su cui il sisma getta luce. A uccidere è l’illusione che si possa tornare subito al tran tran di prima, ai ritmi forsennati di prima. La spinta a ripristinare la «normalità» (la parola più ripetuta nelle interviste) è costata altre vite: le aziende non hanno atteso le verifiche e gli operai sono tornati a lavorare in capannoni a rischio, con le conseguenze che sappiamo.
    Dunque, l’unica «normalità» già ripristinata è quella dei morti sul lavoro per mancanza di sicurezza, delle famiglie devastate, dei figli rimasti orfani perché la macchina non poteva fermarsi.

    Spesso, nelle città, i movimenti sociali rivendicano «spazi», ma avere spazi non cambia nulla se non si contestano i tempi. Ti riappropri degli spazi quando i tempi saltano e riprendi fiato, grazie allo zoccolo scagliato negli ingranaggi. E’ tragico che a gettare lo zoccolo sia stato un terremoto, ma la tragedia non deve ottenebrarci, renderci ciechi di fronte agli esempi.

    Un amico mi racconta che, dopo l’ordinanza di chiusura delle scuole, i parchi del suo paese si sono riempiti di bande di bambini che giocano ad libitum. Non accadeva da anni, nemmeno nei giorni festivi.
    Oggi i bambini – anche in provincia – vivono «imbozzolati» in tempi infernali, con giornate piene di scadenze e impegni incastrati meticolosamente: scuola, piscina, lezione di questo e quello, catechismo… I pochi, interstiziali momenti di far-niente li passano davanti a uno schermo.

    L’Evento ha interrotto la sequela e fatto riscoprire uno spazio, lo spazio dei giochi per eccellenza.
    In diversi stati, gli edifici delle università sono aperti anche di notte, a disposizione degli studenti. In Italia no, ma ci ha pensato l’Evento. La facoltà di Architettura di Ferrara è rimasta aperta di notte, per accogliere chi preferiva dormire fuori casa. Fino a trent’anni fa, quell’edificio di via della Ghiara ospitava un manicomio, grande macchina disciplinare, luogo di costrizione fisica e totale eterodirezione dei tempi.

    Mentre scrivo, nelle province emiliane colpite dal sisma (Modena, Ferrara e Bologna) le scuole sono ancora chiuse e c’è chi propone di dichiarare terminato l’anno scolastico. Le scosse potrebbero susseguirsi per mesi, si capisce che la vita sarà diversa.
    Molti operai si rifiutano di rientrare nei capannoni. «La vita vale più dell’economia», ha dichiarato un dirigente della FIOM. E’ la frase più eretica che oggi si possa dire, ma la routine già incalza e preme, e presto tornerà a imporsi.

    Il tran tran è astuto: si ammanta di straordinario, si traveste da finta discontinuità. Si pensi al «minuto di silenzio»: rituale rapido e innocuo, conferma che l’ordine regna e può permettersi di sprecare un minuto… al termine del quale approfitterà del momento, pigiando sull’acceleratore di strozzanti controriforme e imponendo la sua shock economy.

    E’ vero, vogliamo «ripartire» (il verbo più usato nelle interviste). Tuttavia, sarà il caso di cambiare meta e percorso, saltando giù da questo treno iperveloce.
    Chiediamoci: questa velocità dove ci porta? «Lavorare con lentezza, chi è veloce si fa male», cantava Enzo Del Re.
    Chiediamoci, soprattutto: questa velocità a chi conviene? «Un ladro più veloce ruba meglio, e un fesso più veloce non diventa meno fesso», diceva Amadeo Bordiga.
    Il tran tran si riaffermerà. Intanto, approfittiamo dell’Evento per respirare, pensare, prepararci a lottare.

    [Articolo scritto il 31/05/2012 e apparso su La Repubblica del 02/06/2012]

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