Giralastoria. Vecchie campagne e nuove città

Nella sua “Corografia dei territori di Modena, Reggio e degli altri stati appartenenti alla casa d’Este” – siamo nel 1738 – Ludovico Ricci annota l’esistenza di ben 37 Ville esistenti nel Distretto di Reggio Emilia. Alcune passeranno successivamente sotto la giurisdizione di comuni confinanti (Cadelbosco Sopra, Correggio, Campagnola, Novellara), mentre altre tra le più piccole (ad esempio Castellazzo, Masone, Marmirolo) perdono o acquistano lo status di Villa a seconda del tipo di censimento. Ma sta di fatto che, ancora dopo il 1861, i Censimenti del Regno restituiscono sostanzialmente la medesima fotografia di un territorio comunale distinto tra un centro storico murato che esercita diretta giurisdizione su appena un ventesimo del territorio comunale. Tutt’attorno, si stende un vastissimo forese punteggiato di Ville, cioè di centri abitati cui si riconosce una giurisdizione amministrativa e religiosa (in numero fino a 29).

Le cose cominceranno a cambiare con la costruzione delle prime periferie: quelle operaie a Nord della città (Santa Croce, che tra il 1921 e il 1936 acquista a sua volta lo status di Villa, il Lungo Crostolo, la Gardenia), quelle impiegatizie a Sudest (l’area tra la circonvallazione e viale Risorgimento). Ma siamo già al primo decennio del Novecento.
Per arrivare a un’inversione del rapporto anche demografico tra centro urbano e ville del forese bisognerà arrivare al grande sviluppo industriale, trainato prima dalle “Reggiane” (che nel 1942 portano il capoluogo alla soglia dei 100mila abitanti) e poi dai distretti PMI che si mangiano, tra Villaggi artigiani e quartieri Peep, una bella fetta del territorio prima delle Ville (succede in particolare con Ospizio, San Pellegrino, Cavazzoli).

Tuttavia, il paesaggio del forese – caratterizzato da poderi colonici e piccoli centri abitati, il tutto immerso in un reticolo di strade vicinali – rimarrà sostanzialmente riconoscibile fino alla costruzione del primo tratto della tangenziale esterna. Siamo qui già negli anni ’80. Dopo di che, ma è storia di oggi, la città ha preso di nuovo a correre, questa volta cambiando anche la morfologia. E ponendo di conseguenza, ai reggiani vecchi e nuovi, non pochi problemi di riconoscimento nei confronti della propria città.
Giralastoria è nata nel 2005, dandosi come obiettivo quello di imparare a leggere la “grande trasformazione” in atto del territorio reggiano. L’iniziativa, non a caso, ha trovato origine e ascolto nella porzione investita per prima e più radicalmente dalle trasformazioni urbanistiche: il quartiere di Santa Croce, la ex Villa di Mancasale, e più estesamente tutta l’area periurbana toccata dall’Alta Velocità (Massenzatico, Pratofontana, San Prospero).

La modalità prescelta è quella dell’esplorazione in bicicletta: un mezzo che consente di guardare “raso terra”, attraverso cioè gli occhi di chi abita nei territori, ribaltando esplicitamente lo sguardo “gerarchico”, dall’alto verso il basso, dell’urbanista o del politico. Ad ogni “esplorazione” (ma ne abbiamo fatte anche a piedi) ha corrisposto un lavoro di comparazione geostorica: tra storia, memoria, geografia. Non è inutile dire che questa metodologia di analisi del territorio ha affinato le competenze di molti, tra gli studenti e gli insegnanti che in questi anni l’hanno accolta e sperimentata.
Nelle domeniche 3 e 10 ottobre, grazie alla collaborazione con Il Resto del Carlino e la promozione congiunta della Circoscrizione Nordest e di Associazione “Tuttinbici” Fiab, siamo in grado di proporre “Giralastoria” a tutta la città.

Il 3 ottobre andremo “a Oriente”. Seguendo un itinerario circolare di circa 18 km che origina dal complesso del San Lazzaro, metteremo i nostri occhi tra San Maurizio, Masone, Castellazzo, Bagno (visita della parrocchiale), Marmirolo (visita Oasi Wwf), Roncadella.
Saremo accolti per il pranzo presso il Centro Sociale “Venezia”. Nel pomeriggio entreremo nello splendido Mauriziano, quindi riserveremo l’ultima esplorazione allo straordinario complesso dell’ex manicomio San Lazzaro.

Il 10 ottobre andremo tra Reggio, Bagnolo e Villa Sesso, tenendo il filo dei pensieri tra i vecchi corsi d’acqua e la nuova viabilità, scavalcando – finalmente in bicicletta! – anche il più famoso tra i ponti di Calatrava.
L’itinerario, sempre circolare, origina dal Circolo Arci “”La Fornace” e offrirà per circa 28 km l’alternarsi di scorci urbani e rurali. I primi 18 km si faranno nella mattinata: i nuovissimi murales delle Case popolari di Mancasale, il suggestivo ponte della Sbarra sul Rodano, la visita dell’impianto di sollevamento delle acque alle “Rotte” di Bagnolo, a Villa Sesso la visita della parrocchiale e del monumento ai caduti.
Quindi si pranzerà al Circolo Arci “Laghi di Reggio”.
Nel pomeriggio abbracceremo nel nostro percorso un’emergenza quasi dimenticata come l’Oratorio di San Michele (area industriale di Mancasale), quindi rimontando il ponte centrale di Calatrava ci porteremo al Bosco Urbano, là dove sorgeva il leggendario Laguito, quindi attraverseremo il Parco della Resistenza nei pressi del Tribunale.

Antonio Canovi

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