Il domani negli occhi

Il 21 settembre 2010, nel villaggio di Seilat al Daher (nella Cisgiordania palestinese) è stata inaugurata una scuola per l’infanzia intitolata a Giuseppe Carretti. Da lui fortemente voluta e realizzata dall’Anpi di Reggio Emilia dopo la sua scomparsa, questa iniziativa testimonia e omaggia la figura e l’impegno civile dell’ex presidente della associazione.

Quella che segue è la testimonianza di suo nipote, Alberto Pioppi, anche lui presente in Palestina nel giorno del taglio del nastro.

C’è un tempo per combattere e un un tempo per sognare,
un tempo per raccogliere, uno per seminare e un tempo per andarsene:
ora quel tempo è mio, arrivederci padre, illuminato da Dio.

Un Dio che sollevava il mare come una punizione,
per distinguere gli altri uomini dalla sua vera nazione:
ma padre, qui, c’era un popolo, piantato nella terra,
e la terra non può darla Dio, ma la fame, l’amore di averla.

Come mi pesa questo canto, padre, tu non sai quanto!
Ma non lo senti che è più forte la vita della morte?
Shalom, padre, shalom, io vado via.
Ma dov’è casa mia?

Così recitano le parole di una canzone del cantautore Roberto Vecchioni riguardante l’eterno problema della “gestione territoriale” tra palestinesi ed israeliani. Ma il senso forte di queste parole sta nel fatto che a pronunciarle non sia un politico, né un ambasciatore, né un volontario in missione di pace. Queste parole le dice un bambino israeliano a suo padre, voglioso di crescere per andarsene, perché non capisce e non accetta di vivere in una terra dove regna la logica del più forte.
Perché questa citazione? Semplicemente perchè quando alcuni anni or sono mi recai in Palestina per accompagnare una delegazione nazionale dell’Anpi comprendente anche mio nonno, allora presidente dell’Anpi provinciale, fra le tante situazioni ingiuste osservate, una su tutte colpì la nostra delegazione ed in particolare la sensibilità di mio nonno: l’innocenza dei bambini nei campi profughi. Quel sorriso acceso oltre ogni ingiustizia e sopra ogni privazione, che fosse acqua o che fosse futuro.

Certo, è indubbio che proprio la giovane età aiuta a non vivere consapevolmente quel senso di sottomissione che avvolge il mondo adulto. però è anche vero, e questo fu il pensiero di mio nonno, che se non si semina in quel terreno ancora fertile di vita e non ancora contaminato dal rancore o peggio dalla rassegnazione, non si potrà mai raccogliere nessun frutto che profumi di libertà e di consapevolezza identitaria.
Lui era convinto che l’azione sociale e politica dovesse partire dai bambini, in quanto futuro generazionale capace di cambiare le visioni fallimentari dei “grandi”. E per permettere ai bambini di poter crescere come esseri pensanti, non si poteva prescindere dal dare loro condizioni di vita dignitose.

Infatti, la prima azione concreta che mio nonno fece al nostro ritorno fu una sottoscrizione per raggruppare fondi necessari al miglioramento della vita dei bambini, quegli stessi bambini che con i loro occhi meravigliati di tutto e grondanti di domani si inserirono con prepotenza nel cuore e nella testa del nonno presidente, e da lì non se ne andarono più.
Non a caso, una volta smessi i panni del presidente, mio nonno cominciò a dedicarsi ai bambini della nostra provincia, portando la sua umanità combattiva e la sua visione positiva del mondo nelle aule di diverse scuole elementari e medie, riscuotendo affetto ed attenzione ad ogni parola.

Ma torniamo al Medio Oriente. Passano gli anni, mio nonno se ne va, armato di eterna speranza e di scarponi, in altri cieli (non si sa mai che gli tocchi resistere anche là), ma non si ferma l’onda lunga del suo pensiero, amorevolmente e assiduamente proseguito dall’attuale presidente dell’Anpi Giacomo Notari.
Notari, con caparbietà e autorevolezza decide, con il prezioso aiuto di tante persone e di associazioni, che il compito principale spettante ai partigiani di Reggio debba essere quello di pensare alle nuove generazioni, sia in patria che nel mondo, e quindi attiva una rete di aiuti finalizzati alla raccolta di fondi necessari per la costruzione di un asilo per i bambini palestinesi.
Questo, dopo alcuni anni, è stato costruito ed inaugurato proprio da Giacomo Notari in una calda mattinata di settembre nella zona Nord della Cisgiordania.

Anche io ero presente in quella giornata, e d’improvviso mi sono tornate alla mente le situazioni vissute anni prima che, collegate a quelle che stavo vivendo nel presente, mi eleggevano ad involontario medium della memoria, come collante simbolico di un inizio e di un compimento di un pensiero concepito da una persona e da un’idea di mondo, e poi partorito da un’altra persona, diversa nelle fattezze ma con la medesima idea.
Non scorderò mai gli sguardi di quei bambini sulla porta di quell’asilo.
Così come non scorderò mai l’abbraccio commosso nel quale io e Giacomo ci siamo sciolti sotto la targa dedicata a Giuseppe Carretti, suo “fratello” e mio nonno.

Alberto Pioppi

L’articolo è originariamente apparso sul numero 9 (dicembre 2010) del Notiziario Anpi

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