Storia di Villa Cougnet

Villa Cougnet (disegno di Alberto Guerretta)Il più antico referto documentario che attesti la presenza della villa nel luogo detto “Zappello”, risale al 1786 e riguarda il censimento generale voluto dal Duca Ercole III, in cui è registrato nel Catastino di Borgo Santa Croce come stabile con case e Casino, proprietà del Conte Capiluppi.

Dalla famiglia Capiluppi, nel 1877, l’edificio passa in eredità ai Vezzani-Pratoneri: è  la dote per il matrimonio di Clementina Capiluppi con il conte Antonio Vezzani-Pratonieri.
Nel 1878 diviene proprietà Vergnani e nel 1880 è venduto a Carlo Cougnet per 38.800 lire italiane. L’appartenenza alla famiglia Cougnet, che gli attribuisce il nome con cui è tuttora noto, si protrae fino al 1908 quando viene ceduto alle Officine Reggiane.
Passato quindi in possesso della S.I.A. (Società Immobiliare Anonima), è acquistato nuovamente dalle Officine Reggiane nel 1938, e destinato ad ospitare famiglie di dipendenti.
Nei primi anni Cinquanta diviene proprietà dell’Istituto Case Popolari, quindi, nel 1970, della Curia Vescovile.
Dal 1983 è di proprietà dell’Amministrazione Comunale che ne opera immediatamente un primo restauro.
La villa ha inoltre ospitato la scuola (e la raccolta storica) di burattini di Otello Sarzi e la scuola popolare di musica CEPAM.

Villa Cougnet (pianta)La struttura del complesso, di impianto a “T” con corpo trasversale sopraelevato e aggettante sul lato nord, rimanda alla tipologia della residenza signorile di villeggiatura con caratterizzazioni stilistiche rapportabili prevalentemente al XVIII secolo, sebbene alcuni elementi denuncino un’origine più antica come lo sprone molto marcato dei muri esterni, mentre altri, come le soffittature, rimandino a ristrutturazioni di età successive. Al gusto tardo barocco si riferisce la facciata, vivacizzata dalla ordinata  distribuzione delle aperture, incorniciate da decorazioni a mascheroni e conchiglie in rilievo, dalla presenza della balconata e dell’orologio e dalla sopraelevazione del corpo centrale a loggetta tripartita cuspidata.
Al tardo Settecento devono essere assegnate le otto tempere del Salone al piano nobile (ora sala civica) inserite entro cornici di stucco e raffiguranti paesaggi di fantasia.
È da segnalare che fino agli inizi del Novecento il cornicione del prospetto era arricchito dall’innesto, sullo spiovente del tetto, di una balaustra ornata di statue.

Villa Cougnet (prospetto)Il recupero di Villa Cougnet si inserisce in un progetto di riqualificazione urbana proposto dal Comune per il quartiere di Santa Croce. Nello specifico il piano prevede la conversione di via Adua da strada di attraversamento a traffico intenso a strada di quartiere con un forte carattere pedonale. La ristrutturazione di Villa Cougnet si inscrive in questo contesto, andando a costituire un nuovo spazio pubblico che potrà agire come fattore di integrazione sociale e di produzione/fruizione culturale.

L’intervento di ristrutturazione appena concluso assume un forte carattere conservativo nei confronti dell’impianto originale della Villa. La distribuzione dei locali è rimasta inalterata nel rispetto dell’antica tipologia, adattando con abilità progettuale un impianto apparentemente rigido ad una fruizione razionale dei diversi spazi sia per il pubblico sia per il personale.

Consistente invece è stato il lavoro di consolidamento delle strutture.
Sulle volte si è proceduto allo svuotamento del materiale di riempimento e alla pulizia fino all’estradosso, quindi il rinforzo è stato realizzato mediante il getto di un massetto armato collaborante con le murature.
I solai lignei sono stati consolidati con l’inserimento di profilati metallici dove la struttura si presentava più sofferente. Sono stati sostituiti tutti i controsoffitti in arelle con altri di nuova realizzazione in materiale gessoso.
L’orditura della struttura di copertura è stata consolidata solo sulla parte che non era stata oggetto di un recente intervento, attraverso la sostituzione del legname ammalorato e la posa di materiale isolante, mentre il manto di copertura in coppi è stato completamente rimaneggiato e sostituito, dove necessario, con coppi di recupero.
Sulle murature sono stati eseguiti un intervento di risanamento dall’umidità attraverso la creazione di una barriera chimica, un trattamento desalinizzante e la stesura di un apposito tipo di intonaco traspirante.
Il collegamento verticale tra i piani avviene mediante la scala esistente a tre rampe, che è stata dotata di una montascale, nel rispetto delle norme per l’abbattimento delle barriere architettoniche.
Il progetto ha previsto per gli interni la posa di pavimenti in tavelle di cotto tradizionale reggiano, mentre all’esterno vengono posate a correre lastre di pietra di Luserna.
I serramenti interni e esterni di nuova realizzazione sono in legno d’abete verniciato, con attenzione al disegno delle tipologie tradizionali reggiane.
Per i tinteggi sia interni sia esterni sono state effettuate stratigrafie di studio delle cromie originali; il restauro alla luce delle analisi eseguite ha previsto un tinteggio a dominante rossa per i prospetti esterni, mentre per gli interni un colore ocra chiaro su entrambi i piani.

(Testo a cura di Chiara Ferretti)

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